Home » Formula 1 » F1, tecnologia vs talento umano: esiste davvero una competizione?

F1, tecnologia vs talento umano: esiste davvero una competizione?

di Rosarita Linsalata F1

La F1 sta per tornare con una nuova ed emozionante stagione. Tra adrenalina, aria di cambiamenti, novità ed entusiasmo, qualcosa resta però immutata. Si tratta di una scena che da anni si ripete ogni weekend di gara: un box pieno di ingegneri davanti a schermi pieni di grafici, algoritmi che calcolano strategie al millesimo e un pilota raccolto nell’abitacolo della propria monoposto, pronto a sfrecciare in pista.

Oggi possiamo definire il mondo della F1 come un laboratorio di tecnologia in movimento, dominato da dati, analisi, telemetrie, innovazione. Ma in quest’ottica dove tutto è tecnologia e velocità, quanto conta l’istinto di chi guida e di chi popola con le proprie conoscenze questo mondo?

F1 moderna: l’era moderna della tecnologia e delle misurazioni

Pensando all’attuale F1, la si può definire come un incastro perfetto, dove ogni pezzo ha il suo compito preciso che non può venir meno. Ogni monoposto è composta da sensori che danno informazioni su temperatura, pressione, consumo dell’energia e carichi aereodinamici. Ogni giro fornisce una quantità importante di indicazioni e dati che vengono analizzati in tempo reale da un gruppo di ingegneri, presenti non solo nei box ma anche a distanza, che collaborano per apportare modifiche. Le strategie vengono elaborate attraverso dei sistemi tecnologici che valutano il degrado gomme, la probabilità che scenda in pista una safety car, il traffico in pista e tanto altro.

Inoltre, prima ancora di accendere il motore, i piloti arrivano in pista con una conoscenza quasi millimetrica del circuito, costruita attraverso lunghe sessioni di lavoro al simulatore. Quindi nulla è lasciato al caso.

In questo puzzle però bisogna stare attenti a non commettere un errore, ovvero quello di pensare che il pilota è un semplice esecutore di un sistema che decide tutto per lui. Perchè la realtà è ben diversa e più complessa.

F1 e istinto: quello che nessun algoritmo può spiegare

Per quanto la tecnologia giochi un ruolo importante nella moderna F1, non può sostituire totalmente l’istinto e la competenza di un pilota. Perchè non c’è nessun algoritmo in grado di percepire le sensazioni, come per esempio la velocità del vento in un punto specifico della pista, nel modo in cui lo fa un essere umano. L’istinto del pilota non è il frutto di un’improvvisazione, ma è figlio di un connubio formato da esperienza, capacità di leggere la pista e i suoi rischi, competenze tecniche e memoria muscolare, che si acquisisce solo con il tempo.

Le gare, si sa, sono composte da cambiamenti e avvenimenti imprevisti e in quei casi, non c’è nessun algoritmo che può fornire una risposta più veloce di quella messa in campo dalla mente di chi guida.

Macchina vs uomo: esiste davvero questa competizione?

Spesso si parla della nuova era della F1 come un mondo quasi totalmente dominato dallo sviluppo tecnologico e si tralascia l’aspetto umano, senza il quale non esisterebbe nessun progresso. A questo punto viene spontaneo chiedersi, ma davvero tecnologia e talento umano sono due mondi contrapposti?

La risposta è una ed essenziale: no. L’attuale mondo dei motori infatti non mette macchina e uomo uno contro l’altro per farne prevalere solo uno, ma fonde in se stesso entrambe le realtà. Ad oggi, un pilota non è solo istinto, ma anche logica e analisi. Deve essere in grado di capire i dati, di scambiarsi feedback precisi con il team di ingegneri in grado di migliorare la propria monoposto, deve avere una capacità tecnica e una lucidità strategica.

Il futuro: un equilibrio perfetto tra innovazione e talento

Il progresso tecnologico continua a svilupparsi. Pian piano l’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati effettuate da algoritmi e le strategie prodotte dai sistemi si faranno sempre più spazio, consentendo di ridurre al minimo indispensabile il margine di errore e di mettere in pista delle mosse sempre più precise.

Eppure in questo scenario caratterizzato da perfezione e differenze minime, si colloca l’aspetto che non si può programmare e che fa la differenza, quello formato da personalità, coraggio, determinazione e lucidità di pensiero. Perché, in un mondo di calcoli, l’unica variabile che non si può del tutto misurare è l’istinto.

La F1 non è un mondo che mette in competizione il progresso tecnologico con le capacità umane. E’ uno spazio in grado di regalare emozioni e magia proprio dal connubio solido tra precisione matematica e imprevedibilità del talento umano.

Rosarita Linsalata

Classe 2001, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche all' Università degli Studi di Bari. Tra le mie passioni ci sono l'arte, la lettura, la moda e la musica, ma la mia passione più grande è legata al mondo dei motori. Sono affascinata da tutto ciò che riguarda le emozioni, la determinazione e la passione che si nasconde dietro questo mondo. Scrivo articoli per Multiformula riguardanti il mondo della Formula Uno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Torna in alto