quanto è davvero sostenibile di Alessandra Marcotullio
Negli ultimi anni, la Formula 1 ha iniziato a parlare sempre più spesso di sostenibilità ambientale. In un’epoca in cui aziende e governi sono sotto pressione per ridurre il proprio impatto sul clima, anche uno sport storicamente legato ai combustibili fossili sta cercando di reinventarsi. Ma quanto c’è di reale in questa transizione? E quanto, invece, è semplice comunicazione?
La nuova era della Formula 1 nasce dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale. Le novità nel regolamento e nelle monoposto hanno fatto tanto parlare, specialmente la riduzione di carburante necessario per concludere un gran premio e il conseguente utilizzo di energia elettrica. La direzione intrapresa dalla Formula 1 è chiara: diventare carbon neutral entro il 2030. Questo obiettivo è sostenuto anche dalla FIA, che regola lo sport.
Punti di forma sarebbero non solo le nuove power unit ma lo studio condotto sugli e-fuels che hanno già fatto il loro ingresso in pista, sostituendo i carburanti tradizionalmente utilizzati. Certamente è un laboratorio tecnologico nell’industria automotive, ma tutto questo sforzo si annulla se messo a paragone con scelte che non sono altrettanto ecosostenibili.
Il calendario globale della Formula 1 prevede gare quasi in tutti i continenti, con un enorme impatto legato agli spostamenti di team, materiali e personale. La logistica rappresenta infatti una delle principali fonti di emissioni. L’organizzazione è cruciale e deve concatenare una serie di eventi in grandi città e in autodromi. Eppure vediamo i container delle monoposto volare avanti ed indietro tra Europa e Stati Uniti, quando sarebbe più coerente limitare gli spostamenti, allineando tutti i gran premi in un continente per poi passare al seguente.
A ciò si aggiunge il tema delle sponsorizzazioni: diversi team sono ancora legati a compagnie petrolifere o a settori ad alto impatto ambientale, creando un’evidente contraddizione. Ad esempio, la Scuderia Ferrari ha una storica partnership con Shell, multinazionale del settore petrolifero, mentre il team Mercedes-AMG Petronas Formula One Team è sponsorizzato da Petronas, attiva nell’estrazione e produzione di combustibili fossili. Anche Aston Martin F1 Team ha avuto accordi con Aramco, uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo e partner ufficiale della stessa Formula 1.
In questo contesto entra in gioco il concetto di greenwashing, ovvero la strategia con cui aziende o organizzazioni promuovono un’immagine sostenibile senza che questa sia pienamente supportata da azioni concrete o da un reale cambiamento strutturale. Il greenwashing non implica necessariamente l’assenza totale di iniziative ambientali, piuttosto le utilizza per “nascondere” azioni delle aziende non propriamente eco-friendly. Si manifesta quando interventi limitati o marginali vengono comunicati in modo amplificato, così da costruire una narrazione “verde”.
Abbiamo da un lato lo sport che investe nello sviluppo di carburanti sostenibili e tecnologie ibride, contribuendo effettivamente all’innovazione nel settore automobilistico. Dall’altro, però, continua a basarsi su un modello altamente globalizzato, che comporta spostamenti continui di persone e materiali tra continenti, con un impatto ambientale significativo. E in fin dei conti si sta pur sempre parlando di motori.
Altra nota dolente è lo sviluppo del calendario, che non solo sembra allungarsi a dismisura ma che sembra prediligere circuiti cittadini ad autodromi che vivono di eventi simili. Quanto disagio crea un Gran Premio cittadino in una città come Las Vegas? Quanti alberi sono stati tagliati durante la preparazione del primo Gran Premio della città? Non che Las Vegas abbia l’aria più pulita del mondo, ma se si parla di sostenibilità, perchè gravare ancora di più sulla qualità dell’aria di una città?
La comunicazione è la ciliegina sulla torta delle ambiguità: la sostenibilità è sempre più centrale nel racconto ufficiale della Formula 1, spesso presentata come parte della soluzione alla crisi climatica. Tuttavia, questa narrazione convive con pratiche e partnership, come quelle con grandi compagnie petrolifere, che appaiono in contrasto con gli obiettivi dichiarati.
Quindi questa Formula 1 sta effettivamente cambiando? O stiamo nascondendo gli scheletri nell’armadio con cambiamenti dal minimo impatto effettivo ma grande impatto mediatico? Quanto incide il carburante di una monoposto sul bilancio complessivo della logistica? quanto è davvero sostenibile