di Rosarita Linsalata
Maggio, per la storia della F1 e dell’Italia, ha sempre significato una sola cosa: weekend di gara ad Imola. Un evento che, dopo il ritorno del circuito emiliano nel calendario stagionale, era diventato una ricorrenza sempre più attesa dai tifosi e addetti ai lavori.
In questo periodo infatti il paddock si sarebbe pian piano popolato, le orde di tifosi esultanti avrebbero riempito le tribune, le foto delle Acque Minerali sarebbero ovunque sui social per ricordare e rinnovare il libro dei ricordi di questo sport e i team sarebbero pronti ad analizzare assetti e nuovi pacchetti tecnici da testare in pista.
Quest’anno le cose sono diverse. L’Autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola non apre le sue porte al mondo della F1. Ed il vuoto si sente molto di più di quanto possa raccontare semplicemente una data cancellata dal calendario. Perchè Imola non è mai stata solo un Gran Premio, è stata uno dei simboli storici di questo sport, uno dei pochi luoghi in grado di raccontare da dove la F1 veniva davvero.
F1: tra circuiti che ospitano gare e quelli che raccontano storie
Nel mondo della F1 e più nello specifico nel corso di una stagione, ci sono due tipologie di circuiti: quelli più tecnici, dinamici e moderni che trasudano novità e curiosità e circuiti che invece fanno parte di questo mondo da anni e che raccontano storie. Imola, apparteneva a questa seconda categoria.
Non aveva i mega yatch di Monte Carlo, non aveva gli alberghi ultramoderni e le installazioni futuristiche di Las Vegas e nemmeno le infrastrutture gigantesche tipiche delle piste mediorientali, eppure aveva qualcosa di molto difficile da costruire manualmente: aveva identità e storia.
Bastava infatti una telecamera piazzata sulle Acque Minerali per capire immediatamente dove si trovasse la F1 e farsi invadere la mente da flashback naturali aventi come protagonisti piloti che hanno fatto la storia di questo sport come Senna. Oppure bastava semplicemente sentire il rombo aggressivo dei motori che affrontavano la Variante Alta, per sentire che quella pista apparteneva ad un’altra epoca.
Un’epoca nella quale i circuiti non erano progettati intorno all’hospitality o agli eventi, erano progettati intorno alle corse.
F1 e Imola: una pista amata dai tifosi e complicata per la nuova era del motorsport
La nuova era della F1, non funziona più come quella che aveva reso Imola uno delle pietre miliari del motorsport. Ad oggi la F1 moderna punta ad espandersi in nuovi mercati, ad attirare nuovi sponsor internazionali, ad aumentare il valore commerciale dei weekend e a trasformare ogni gara in un evento globale con sempre più persone che lo seguono.
Con la gestione di Liberty Media, dal 2017 ad oggi il campionato ha avuto una crescita non indifferente, ma questo ha comportato anche dei cambiamenti importati, tra i quali le modifiche nei criteri di scelta delle piste su cui correre. Ad oggi un Gran Premio non deve soltanto essere adrenalinico e bello per chi guida o nostalgico e storico per chi osserva. Deve essere un modo per produrre, per vendere e per consentire al brand “F1” di espandersi sempre più.
Ed Imola purtroppo, per quanto storica, iconica e bella da affrontare per i piloti, aveva degli svantaggi come spazi limitati, meno possibilità commerciali ed economiche ed infrastrutture più vecchie rispetto a quelle dei nuovi Gp.
F1 e il caso Monza: perchè il Gp d’Italia resiste?
Anche Monza, secondo circuito italiano nel calendario della F1, è come Imola un circuito storico, eppure a differenze di quello emiliano resiste ancora nonostante la nuova era della F1. Sono in molti a chiedersi il perchè di questa decisione e la risposta in realtà non è così semplice.
Monza, per il mondo della F1, rappresenta qualcosa che va oltre il semplice valore sportivo. E’ il “Tempio della Velocità” ed uno degli eventi più riconoscibili dell’intero campionato, in grado di attirare molti sguardi su di sé. Se si analizza il lato commerciale, si può notare come il Gran Premio di Monza resta ancora oggi uno dei weekend più affollati dell’intera stagione e a livello mediatico funziona perfettamente in quanto è in grado di mescolare tradizione, pubblico e sponsor in un unico evento.
Eppure non è stato facile per Monza guadagnarsi il suo posto nel calendario, ha dovuto effettuare dei cambiamenti in linea con la nuova F1 per non abbandonare la scena, basti pensare ai lavori di ammodernamento delle strutture che ha dovuto subire di recente.
Ad oggi Monza resiste ancora, eppure molti appassionati di questo sport si pongono una domanda inevitabile: per quanto ancora ci sarà spazio per i circuiti storici nel mondo della F1?
Ma qual è il vero rischio?
La F1 continuerà la sua crescita anche senza Imola, continuerà ad avere tifosi, a fare ascolti, ad avere nuovi sponsor e mercati. Ma tutto questo può comportare un rischio non indifferente, ovvero che tutto inizi a diventare uguale. Tanti circuiti cittadini, layout pensati ad hoc per lo show ed weekend costruiti più per gli eventi che per l’azione in pista.
Imola in tutto questo aveva il potere di rompere il ciclo, perchè era emotiva, era storica, era diversamente perfetta. Ed è forse per tutti questi motivi che la sua assenza pesa così tanto.