Home » Le academy delle scuderie servono davvero?

Le academy delle scuderie servono davvero?

Studio sull’andamento recente dei programmi giovanili con il mirino puntato alla Formula 1

Negli ultimi anni si è spesso parlato delle varie scuderie e delle rispettive academy di giovani piloti che hanno ideato e organizzato. Sono molto diverse fra loro ma ognuna di esse dovrebbe avere il medesimo obiettivo: scovare, proteggere dalle grinfie altrui e crescere i nuovi talenti per portarli, in un ipotetico futuro e nella migliore delle ipotesi, in Formula 1.

Col passare del tempo, ma soprattutto in virtù di quanto accaduto di recente (le voci sul sempre più papabile approdo in Alfa Romeo da parte di Guanyu Zhou), una domanda sorge spontanea. Le academy servono per davvero? O è tutta una mera mossa pubblicitaria? Sono forse solamente una vetrina per rendere più appetibili le squadre al pubblico?

Facciamo un salto indietro…

Nel 2001, prima ancora che il brand avesse un proprio team omonimo in Formula 1, la Red Bull fondò il proprio Junior Team con l’appoggio di Helmut Marko. Complice anche il possesso di una seconda squadra (l’Alphatauri), per la Red Bull è sempre risultato più semplice rispetto a tante altre scuderie riuscire a portare i propri ragazzi nella massima categoria. Gavetta nelle retrovie e poi “o sei dentro o sei fuori”: promossi nel team principale o malamente abbandonati per dare spazio ai nuovi (hanno da sempre l’imbarazzo della scelta no?).

Snoccioliamo alcuni dati

In totale, i piloti che hanno fatto parte del programma (anche se solo per un breve periodo) sono stati una novantina (se teniamo conto anche di quelli attuali). Fra essi 15 sono arrivati in Formula 1: 7 solo in Alphatauri mentre 8 addirittura in RedBull. Triste è purtroppo la percentuale dei ragazzi (alcuni ormai uomini) che non sono riusciti a realizzare il sogno di una vita: ben più dell’80% con ben 64 piloti scartati.

Ma siamo sicuri che siano i numeri più “tragici”?

La Renault, per seguire l’esempio della squadra austriaca, nel 2002 fondò il proprio Junior Team. Circa 53 piloti hanno fatto (o fanno parte) del programma. Fra di essi 5 sono attualmente sotto l’ala (poco utile) dell’Alpine, 9 sono riusciti ad approdare in Formula 1 (molti di essi senza però l’aiuto della squadra, anzi) e 39 hanno fallito la scalata. Si parla sempre di più dell’80%.

Per presentarvi dati differenti abbiamo preso come esempio altre due squadre importanti.

In primis la Ferrari, con un’accademia dalla storia ben più recente. In totale 21 piloti sono attualmente o hanno fatto parte in passato del programma. Fra essi 5 di loro sono giunti in Formula 1 (poco meno del 25%) ma solo 1 (Charles Leclerc) è effettivamente entrato a far parte della Scuderia di Maranello a tempo pieno (molti sono infatti diventati collaudatori o riserve). Si tratta quindi del 64% a non aver avuto una chance.

ferrari driver academy 2021
by ferraridriveracademy on instagram

Se vogliamo trattare dati più soddisfacenti possiamo prendere come modello il Mercedes Junior Team. Pochi ragazzi nella storia di questa Academy (solo 8, 6 dei quali attualmente nel programma). I due ex piloti nel junior team sono riusciti entrambi ad arrivare in F1 (Pascal Wehrlein, attualmente però impegnato in Formula E, ed Esteban Ocon) . Ancora nessuno nell’academy ha avuto la possibilità di guidare regolarmente in Mercedes ma è noto ormai da tempo che George Russell ha recentemente firmato il contratto che lo renderà il primo del programma ad approdare effettivamente nella squadra d’argento.

Qualcosa ultimamente non sta però funzionando

L’Alpine, rinnovando il contratto ad Ocon e Alonso e mostrandosi completamente indifferente di fronte ai risultati dei suoi “pilotini” (due dei quali attualmente collocati nelle prime due piazze del campionato di Formula 2), di fatto non sta facendo di certo una bella figura. Oscar Piastri, lo scorso anno rookie e vincitore della F3 mentre quest’anno al comando della F2, quasi sicuramente sarà senza sedile il prossimo anno anche in caso di vittoria. Al contrario Zhou, suo inseguitore e al terzo anno nella categoria, sembra apparentemente pronto a prendere il posto di Giovinazzi in Alfa Romeo ma vi approderebbe senza alcun aiuto da parte dell’ex Renault.

Voi probabilmente vi domanderete: la scuderia svizzera non era un satellite della Ferrari, pronta ad accogliere i talenti uscenti dalla FDA? Beh tecnicamente sì. In pratica sembrerebbe che il team di Maranello abbia perso ogni potere decisionale anche sull’unico sedile che poteva effettivamente controllare. Ciò comporta anche meno opportunità ad esempio per Robert Shwartzman, al suo secondo anno in F2 ma già con il futuro piuttosto incerto.

Le opzioni in caso di problemi

Ma se le squadre non possono permettersi di pensare o occuparsi dei loro ragazzi, perché continuare a dare loro una speranza per poi non considerarli e tagliare loro anche le ali impedendo i contatti con altri team? La McLaren ad esempio, resasi conto che non era in grado di gestire una tale responsabilità e che non aveva i mezzi per poter garantire un futuro ai meritevoli del Junior Program, ha ben deciso di (quasi) chiudere la propria accademia.

Questo ci porta a pensare che, per non optare alla chiusura, probabilmente la cosa giusta da fare per alcuni team sarebbe quella di rivedere un minimo i vari programmi e, nel momento in cui si sceglie di prendere un pilota “in custodia”, magari prefissarsi l’obiettivo di trovargli il ruolo migliore possibile all’interno del motorsport (ma con l’occhio almeno un minimo sempre puntato verso la F1).

Gaïa Vanucci

Studio al liceo scientifico e scrivo da qualche mese di motorsport: principalmente tratto la Formula 4 italiana e le pagelle dei GP di Formula 1.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna in alto