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Quattro chiacchiere con Sebastian Montoya

Qualche settimana fa, appena prima dell’ultima gara a Vallelunga, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Sebastian Montoya, pilota di F4 italiana con il team Prema nonché figlio del pilota colombiano Juan Pablo Montoya.

Il giovanissimo pilota, per inseguire i suoi sogni, è costretto a viaggiare tanto e ci ha raccontato le difficoltà che affronta e come gestisce la sua vita tra tre paesi differenti.

?Sebastian Montoya on Instagram

Com’è viaggiare così tanto alla tua età? Sei spesso da solo o i tuoi genitori ti accompagnano?
Negli ultimi anni, quando correvo con i kart, facevo la spola fra scuola e gare viaggiando molto in Europa. Quest’anno, con il Covid, oltre che ad essere più complicato ho deciso di iscrivermi ad una scuola online per poter passare più tempo qui e non perdere troppe giornate scolastiche. Appena posso, però, torno a Madrid per rilassarmi a casa mia, dove sono cresciuto. Con il calendario di quest’anno, ricco di gare, mi sono ritrovato anche a trascorrere un mese negli appartamenti messi a disposizione dalla Prema con Dino Beganovic e Gabriele Minì, miei compagni di squadra.

Com’è vivere in Italia? Cosa ti colpisce della nostra cultura? E con la lingua come sei messo, la stai imparando?
Le cose migliori dell’Italia sono la pizza, la pasta e il gelato. Queste tre cose non le puoi
trovare da nessun’altra parte. Per me il cibo qui è veramente il migliore, specialmente in Toscana. Quando ero al Mugello, ogni sera, io, Dino e Gabriele uscivamo a mangiare la fiorentina. Il cibo è veramente speciale ma lo sono anche le persone e la lingua. Quando ero a casa con i miei compagni, Gabriele cercava di insegnarci un po’ d’italiano. Somiglia allo spagnolo che ho imparato quando ero piccolo quindi si, può essere più semplice per me ma a volte diventa complicato!

Il giovane figlio d’arte, proviene da un’ottima carriera nei kart iniziata all’età di 8 anni negli Stati Uniti ma ha mostrato anche il suo potenziale nelle competizioni europee, salendo ai ranghi più alti della categoria OK (monomarcia) nel 2019. Il suo talento ha impressionato anche la famiglia Rosin che lo ha scelto per far parte del suo team, vedendolo come un contendente al titolo in qualsiasi categoria lui dovesse prendere parte. Avere un cognome così importante con sé, ha influenzato la vita del ragazzo?

Possiamo dire che la benzina ti scorre nelle vene, hai iniziato prima con i kart e ora sei passato alle macchine. Cosa ti ha portato a seguire le orme di tuo padre e com’è il vostro rapporto?
Fin da bambino sono cresciuto attorno a lui e alle sue gare quindi è stato naturale per me iniziare con i kart. Pian piano ho iniziato a scalare le varie categorie ed è stato un grande salto in avanti, c’è più velocità e anche più pericolo. Amo la velocità e ogni volta vorrei averne sempre di più.
Con mio papà è stato più difficile quando correvo nei kart perché tutti sanno chi è Juan Pablo Montoya e io ci ho messo un po’ a capire che in pista è solo il coach, mentre quando siamo a casa è solo mio papà.

?Sebastian Montoya on Instagram
Un pilota del calibro di Juan Pablo Montoya non può che dare ottimi insegnamenti a suo figlio, infatti Sebastian ci ha raccontato di come gli ha insegnato ad affrontare un incidente.

Di solito, in quei momenti, penso a mio padre. Lui mi ha insegnato a lasciare andare il volante e contare fino al momento del botto. Questi momenti sembrano durare un’eternità e ti chiedi sempre quando finirà, poi sei in barriera e pensi ‘okay è tutto finito’. Quando sali in macchina sei consapevole dei rischi che stai per correre. Incidenti di ogni genere possono succedere in qualsiasi momento, il rischio fa parte del nostro lavoro e dobbiamo essere preparati per affrontarlo.

Se potessi scegliere due piloti qualsiasi del passato, chi sceglieresti come compagno di squadra e chi come rivale?
Come compagno di squadra direi mio padre perché mi spingerebbe a migliorarmi. Come
rivale Senna, il suo livello di guida era molto alto. Ayrton aveva un talento incredibile e una grande forza mentale.

A proposito di compagni, com’è la relazione con quelli attuali? Qual è il più divertente?
La relazione con i miei compagni di squadra è cresciuta sempre di più nel corso dell’ultimo anno, specialmente con Dino perché viviamo insieme e ci conosciamo dai tempi dei kart. Siamo sempre stati buoni amici ma quest’anno la siamo diventati ancora di più. In gara siamo tutti molto competitivi e lottiamo fra noi ma poi fuori dalla pista torniamo a essere amici come prima, lasciando da parte eventuali screzi. In pista è una cosa, fuori un’altra. Per quanto riguarda il più divertente non posso fare un nome, sono tutti molto simpatici e quando siamo insieme ci divertiamo.

Prima di una gara hai qualche rituale? Un mantra o un motto che ti aiuta? Ascolti una canzone o fai qualcosa di particolare?
Non so se Dino sarà contento di ciò che sto per dire, ma solitamente prima delle gare, io, lui
e Gabriele stiamo nel nostro van, accendiamo la musica e balliamo, saltiamo e ci divertiamo prima di andare in pista!

Com’è gareggiare con un team così prestigioso, probabilmente il migliore delle categorie minori? Hanno vinto un sacco di campionati quest’anno.
La Prema è uno dei team migliori nelle categorie minori, ci sono molte persone che ti seguono senza metterti pressione; non ti dicono di focalizzarti solo sul vincere le gare ma ti aiutano ad entrare in connessione con la macchina per guidare al meglio e, di conseguenza, vincere. In Prema siamo una grande famiglia.

Sappiamo che durante la tua carriera nei kart eri supportato dalla Ferrari Driver Academy. Ora che sei passato al mondo delle monoposto non ne fai più parte. Cosa è cambiato?
La partnership con l’FDA era inclusa nel contratto che avevo con Tony Kart, non facevo veramente parte dell’Academy. Ne ho parlato con mio padre e abbiamo concluso che è ancora presto per pensare di entrare a far parte di un programma giovani, Mick Schumacher, per esempio, è entrato nella Ferrari Driver Academy solo al secondo anno di Formula 3 con la Prema. Io ho appena iniziato quindi prima devo concentrarmi per ottenere dei risultati e delle vittorie, poi le opportunità arriveranno.

Visto che abbiamo parlato di tuo padre, com’è il rapporto con le donne della tua famiglia?
La mia sorellina più piccola, Mela, è tanto carina, è come un cucciolo! Il rapporto con lei è
molto buono. Con l’altra mia sorella, Pala, a volte è difficile perché è poco più piccola di me e quindi in alcuni momenti ci odiamo ma in realtà ci amiamo, lo sappiamo tutti che il rapporto tra fratello e sorella è così. Con mia mamma sono molto legato, durante la quarantena è stata la mia compagna di allenamento. Tutto sommato abbiamo un bel rapporto tra di noi, siamo una famiglia molto unita.

Come ogni giovane che si rispetti, anche Sebastian, è molto attivo sui social dove si cimenta nel dare la sua opinione su una gara appena conclusa o coltivando il rapporto con i suoi follower attraverso molti Q&A. Cosa che non è sfuggita agli occhi di Multiformula, che ama interagire con i suoi fan!

Ricordo una volta in cui ti chiesero la tua top 5 in fatto di piloti e fra questi hai citato Pierre Gasly. Molti avrebbero scelto Max Verstappen o Charles Leclerc, i giovani più chiacchierati del momento, perché la tua scelta è ricaduta sul francese?
Quando mi hanno chiesto la top 5 è stato difficile rispondere. Max e Charles sono bravissimi ma a livello di forza mentale Pierre è un passo avanti. Non deve essere stato facile l’ultimo anno per lui, ha perso un amico ed è stato retrocesso dalla RedBull all’AlphaTauri.
Nonostante tutto, nella scorsa stagione ha ottenuto un podio in Brasile e quest’anno la sua prima vittoria a Monza. Vedeva l’arancione della McLaren dietro di lui avvicinarsi sempre di più e non dev’essere stato facile tenerla dietro fino all’ultimo. Pierre Gasly ha mostrato di saper ripartire come se niente fosse successo, ecco perché penso sia un bravo pilota.

Per concludere, come ti vedi in futuro? Il tuo obiettivo è la F1 o valuterai altre categorie nel mondo del motorsport?
La Formula 1 è ovviamente la categoria di massimo livello, le piste sono le migliori e penso
che guidare in F1 sia il sogno di ogni pilota. Se però non dovessi farcela per qualche ragione, continuerò a guidare perché è quello che mi piace fare. Non sono il tipo di persona che punta solo alla Formula 1. Mi piace guidare e potrei farlo ogni giorno in qualsiasi categoria, c’è sempre velocità e competizione. Sono molto competitivo, specialmente con mio papà, il mio obiettivo è fare quello che ha fatto lui ma… meglio! Quindi farei di tutto, che sia la Nascar, l’IndyCar, WEC, Formula 1 o anche Rally. Non so vedermi lontano dal mondo delle corse perché è quello che mi piace fare, perché la velocità è parte di me.

Il team di Multiformula ci tiene a ringraziare Sebastian Montoya per la sua disponibilità e gli augura il meglio per il futuro, perché un talento come il suo merita di arrivare in alto!

 

Martina Spinello e Irene Carolla, a cura di Carlotta Ulgelmo

Martina Spinello

Laureata in Economia all'Università degli Studi di Padova e studentessa magistrale di Entrepreneurship and Innovation, seguo la Formula 1 da quando Schumi vinceva i mondiali con la Rossa. Affascinata dall'aspetto economico e politico che sta dietro al Motorsport, scrivo per Multiformula articoli riguardanti le dinamiche che muovono il Circus.

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