Formula 1
La più grande forma d’arte: le livree dei caschi

La più grande forma d’arte: le livree dei caschi

L’importanza dei caschi: libertà di espressione e sicurezza

Sono due i motivi per cui la Formula 1 può essere reputata artistica: il suono dei motori, tutti diversi, eppure ugualmente affascinanti, e i caschi, dimostrazione della creatività di ogni pilota. Chi non si è mai fermato ad osservare un casco, esclamando: “Questo è proprio stupendo!”? E poi, oltre ad essere esteticamente belli, ci permettono di individuare il pilota. Nessuno potrebbe mai dire che il casco giallo con la banda verde orizzontale fosse di Prost o quello rosso con la scritta bianca di Hunt. Sono entrati nella leggenda esattamente come i loro proprietari ed è per questo motivo che i piloti li hanno molto a cuore. I caschi sono la loro libertà di espressione fuori dalla pista.

Guerra FIA-piloti per i caschi

Se all’inizio i piloti avevano la possibilità di decorare i loro caschi ogni gara, o addirittura nello stesso fine settimana (ndr.: come avvenuto a Sebastian Vettel nel Gran Premio del Canada 2013), dal 2014 la FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile) ha introdotto una regola che impedisce ai piloti di modificare la propria livrea del casco- con una sola eccezione- perché sia più facile riconoscerli.

Nonostante questa regola, presente nell’articolo 9.1, molti piloti sono riusciti a portare più caschi senza che la Federazione se ne accorgesse. Oggetto di discussione è stato il caso di Max Verstappen, che ha presentato, nel 2019, tre caschi diversi nel corso della stagione, senza sottoporli ai controlli. O ancora Sebastian Vettel che, dopo aver esclamato: “Io lo cambio comunque…”, aggiungendo solo piccoli dettagli poco visibili, ha aggirato il regolamento.

Tra quei piloti che, invece, non sono riusciti “a farla franca”, ritroviamo il russo Daniil Kvyat, che, sempre nella stagione 2019, ha scelto di fare due caschi speciali, uno per Monza e uno per Sochi. Ma non ha potuto indossare la seconda livrea, perché troppo lontana dalla principale. Questo divieto ha fatto nascere delle critiche da parte di alcuni piloti, tra cui il già citato Vettel, che ha risposto così: “Abbiamo pochissimo spazio per esprimerci e l’elmetto è probabilmente l’unico elemento che ce lo concede“. A lui si sono aggiunti Lewis Hamilton, che ha fatto un sondaggio su Instagram chiedendo ai fan se anche loro pensassero che il regolamento fosse una “schifezza”, e Valtteri Bottas, che vorrebbe avere più libertà di espressione.

La FIA, alla fine, vedendosi “alle strette”, ha deciso di cambiare il regolamento a partire dal 2020, consentendo così ai piloti di apporre modifiche ai propri caschi, senza un limite.

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Non solo estetica

È chiaro, però, che i caschi non siano solamente un qualcosa di prettamente estetico. Nel corso degli anni la Formula 1 ha cercato di rendere questo sport sempre più sicuro, cambiando anche il regolamento dei caschi. Se nei primi anni del ‘900 vi erano degli elmi in pelle muniti di lacci e occhiali di protezione, adesso i piloti possono vantare dei caschi in fibra di carbonio con la visiera. Anche la stessa visiera ha subito delle modifiche: dall’utilizzo di semplici fibre di plastica si è passati a dei costosi compositi con cui ancora oggi è realizzata.

Questo cambiamento fu apportato in seguito all’incidente di Helmut Marko (consulente del proprietario della Red Bull Dietrich Mateschitz), in cui ha perso l’occhio destro, a causa di un sasso sollevato dalla Lotus di Fittipaldi.

Che l’evoluzione dei caschi abbia salvato la vita di molti piloti è evidente a tutti, basti pensare a Felipe Massa, il quale, in occasione delle qualifiche del Gran Premio di Ungheria del 2009, fu colpito da una molla della monoposto di Rubens Barrichello. Le conseguenze furono una commozione cerebrale e una lesione ossea, che, senza la presenza di un casco così resistente, si sarebbero potute tramutare in qualcosa di molto più tragico.

E Kimi Raikkonen non aveva torto a rispondere “Protegge la mia testa”, alla domanda “Il casco ha un significato molto speciale per molti piloti. Quanto è importante per te?”.

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I caschi più belli

È molto significativo il casco che Pierre Gasly ha indossato il giorno del Gran Premio del Belgio 2020, in onore del suo amico Anthoine “Tonio” Hubert, scomparso proprio sul circuito di Spa. Di colore rosa, come la Arden che guidava, sui due lati sono presenti dei giri di foto che ritraggono i due piloti in momenti della vita privata e delle loro carriere.

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Un altro casco che ha fatto sciogliere i cuori è stato quello portato da Lando Norris, nel Gran Premio di Gran Bretagna 2020, disegnato da una bambina, Eva Muttram. Il pilota britannico aveva aperto un contest poco prima del week-end di gara e aveva invitato i tifosi a disegnare il suo casco. Alla fine ha scelto il casco bianco con i loghi gialli e blu e due cuori rossi, perché “questo mi ha fatto venire in mente quello che facevo da bambino”.

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Sebastian Vettel è sempre stato un amante dei caschi. È proprio per questo motivo che è difficile scegliere quale sia il più bello tra gli oltre 120 caschi che ha presentato. Eppure ce n’è uno che è unico e che, a parer mio, è degno di essere nominato: il casco del Gran Premio di Singapore 2013. Si sa, in occasione di questa gara, i piloti sono soliti sbizzarrirsi, creando delle livree molto colorate e luccicanti, perché possano essere viste al buio. E sicuramente il casco presentato dal pilota tedesco non poteva non andare nell’occhio. Completamente ricoperto da glitter argentati, nella parte superiore e inferiore presenta un vortice arcobaleno sempre in glitter. Nella parte superiore, al centro, compare poi il suo logo: la V di Vettel.

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Molto nostalgico anche il casco presentato da Mick Schumacher per l’esordio in Formula 1. La livrea ricorda molto quella della stagione di Formula 2, le uniche modifiche riguardano i loghi. Ha mantenuto i colori nero, rosso e giallo, a ricordare la bandiera tedesca, e il verde nella parte superiore. Sono poi rappresentati un dragone giallo tono su tono e le sette stelle (ndr.: i sette mondiali), per riprendere i due simboli del padre, Michael.

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I caschi sono tutti belli, perché ognuno di loro ha una storia da raccontare. Alcuni più strappalacrime, altri più simbolica. C’è chi decide di fare delle commemorazioni, chi di riprendere il casco del proprio padre o ancora chi semplicemente dà spazio alla sua creatività. E ciò che li rende ancora più speciali è il fatto che ognuno di noi, proprio come davanti a un’opera d’arte in un museo, alla loro vista può provare sentimenti per uno o per un altro casco. Alcuni inteneriscono, altri divertono. altri ancora suscitano ammirazione. Ed è così che i caschi diventano anche una parte di noi, perché iniziano a determinare il passare dei nostri anni. E forse ci ritroveremo anziani, ma quelle livree continueranno a farci innamorare.

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