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Michael Masi al VAR

Maria Sole Suriano e Olivia Carbone. Arabia Saudita F1

Altro circuito altra corsa, che purtroppo o per fortuna ci ha un po’ ricordato le dinamiche di Spa: senza diluvio, ma con qualche barriera in meno. Di certo ci hanno messo più tempo a costruirlo che a distruggerlo.

Le cose però non erano iniziate così male, c’è da ammetterlo.

Una partenza piuttosto pulita, probabilmente anche l’orario da camomilla e biscotti dell’Arabia Saudita ha favorito la tranquillità iniziale, ma si sa, quando l’adrenalina sale non la ferma più nessuno.

E così è stato, perché dopo due giri sventolava bandiera rossa sul cielo di Jeddah. Inizia l’incubo.

Il caos regna sovrano. Manca un pezzo di barriera, e d’altronde la FIA tiene così tanto alla sicurezza dei piloti che anche uno sponsor può fare la differenza, giusto?

Questo primo intoppo però non sembra durare molto, si torna in pista tranquillamente, e si può tornare a respirare… forse.

Prima di arrivare al momento clue vorremmo fare un piccolo annuncio. Una reclam di noi altri.

AAA cercasi l’ingegnere che ha progettato questa pista. Sicuramente era un mago nel copiare ai temi d’italiano a scuola. Monza diceva sìsì puoi copiare da me, ma cambia qualcosa, la stessa cosa Singapore e la Salerno – Reggio Calabria. Ne è uscito questo capolavoro.

Tornando a noi, qualcuno sa spiegare esattamente cosa è successo nella seconda bandiera rossa?

Tra Perez che sembrava stesse aspettando l’autobus in ritardo, Hamilton che cercava informazioni senza successo, e soprattutto Michael Masi, non abbiamo compreso molto.

Quest’ultimo forse stava già pensando all’asta di riparazione del fantacalcio, o alla tombola natalizia, perché stava dando i numeri: letteralmente.

Una cosa positiva però c’è stata, Esteban Ocon.

Nessuno ha capito come, nessuno vuole davvero sapere come, ma si è trovato a trainare i due papabili campioni del mondo come un dogsitter con i cagnolini della vicina di casa.

Mentre il suo compagno? Beh lui ha deciso cosa farà da grande: l’addetto alla sicurezza.

Per Fernando Alonso ogni curva era safety car, col senno di poi forse aveva ragione lui.

Ma la vera guerra inizia adesso, e detto in maniera confidenziale, le lezioni di filosofia sono più semplici da capire di quanto lo sia stato il finale di questa gara.

Succede quello che in gergo chiameremmo un “patatrac”.

Hamilton ha tamponato? Verstappen non doveva frenare? E le posizioni?

Michael Masi preferirebbe sparire. Chiede l’aiuto da casa. Alla fine a lui non importava molto, come Secco (il personaggio di Zerocalcare) lui avrebbe solo voluto andare a prendere un gelato.

Si sente ritornare indietro nel tempo, è alla maturità davanti alla commissione e sul tavolo tre buste: penalità a Hamilton, penalità a Verstappen o penalità a Vettel? L’ultima non può mai mancare.

Neo in Matrix ha fatto meno fatica a scegliere tra la pillola rossa o la pillola blu, ma il suo istinto gli dice di scegliere la seconda.

Dopo una lotta che sembrava più una battaglia tra Pokémon questo stress finisce.

E invece no.

Pensavate di esservi liberati di noi, di tutto il peso psicologico di questa stagione, ma vittoria di Hamilton equivale a dire pari punti in campionato fino all’ultima gara.

Quando succedeva c’erano i dinosauri, e invece tutto questo è reale.

Arriveremo ad Abu Dhabi integri? Non ve lo possiamo promettere, ma di certo vi possiamo promettere che qualcuno vincerà, tocca a loro decidere chi. Arabia Saudita F1

Maria Sole Suriano

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