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Team radio: una storia lunga 40 anni

Potete immaginare la Formula Uno senza comunicazioni radio? Prima degli anni ‘80 i piloti gareggiavano praticamente senza ricevere alcuna notizia dal proprio muretto. Ad oggi sarebbe quasi impensabile una situazione del genere.  Sono cambiati i tempi, è cambiato il modo di fare strategia, è cambiata proprio la Formula Uno.

Una storia lunga 40 anni

Le prime comunicazioni bidirezionali tra box e pilota, molto simili a quelle odierne, si svolsero durante i test invernali del 1986. La scuderia che li portò in pista fu proprio la Rossa.

I primissimi tentativi, però, risalgono a qualche tempo prima. La Lotus cercò di inserire un meccanismo tale da poter permettere le comunicazioni almeno monodirezionali. Una volta ai box, il pilota poteva sentire ciò che gli ingegneri gli dicevano ma non aveva modo di replicare. Più avanti, nel 1984, la Brabham adottò una sorta di interfono bidirezionale. Il pilota e il muretto potevano comunicare solo quando si trovava ai box. Considerando i tempi e le difficoltà, i primi tentativi non furono per niente male.

Nel 1993 la Ferrari fu protagonista di un’altra innovazione. Strinse, infatti, un accordo con la società Pioneer per le trasmissioni via satellite e per la prima volta gli ingegneri ebbero la possibilità di ricevere anche i primi dati telemetrici.

Nella serie maggiore le comunicazione radio arriveranno più tardi rispetto a categorie come Indianapolis. Il motivo è legato alle caratteristiche delle piste.  Quelle di Formula Uno si snodano tra i  palazzi o addirittura tra i boschi e per i segnali radio questi non sono altro che ostacoli. Le trasmissioni rischiano di essere poco chiare o addirittura di non riuscire ad arrivare a destinazione. È più facile, quindi, la trasmissione in piste ovali e prive di ostacoli.

Come funzionano le comunicazioni?

Non è certo semplice mettere in atto un sistema in grado di permettere lo scambio di tante informazioni in pochissimo tempo e in maniera molto chiara.

Quello che forse molti non sanno è che i weekend precedenti la gara viene montata un’antenna nei pressi del circuito così da assicurare le frequenze necessarie per la trasmissione.

Quando il pilota è in pista, il sistema standard di comunicazione invia pacchetti di dati all’unità che è montata sulla monoposto.  Per capire dove si trova basta fare riferimento alla presa d’aria, quella barra a forma di T in cima è l’unità radio. Questa trasmette a sua volta i dati ad uno dei punti di accesso presenti sul circuito. Questa forma di comunicazione è però aperta a tutti, quindi di solito una volta rientrato ai box, la vettura viene collegata con un cavo in modo da scaricare tutti i dati telemetrici e il pilota viene messo in comunicazione con il sistema radio “privato” del box.

Il sistema utilizzato in Formula Uno trasmette su frequenze di 10 gigahertz, nelle altre serie sono sufficienti anche 2,5.  Rispetto alle altre, la mole di informazioni richieste è tale da aver bisogno di frequenze così elevate. Senza considerare l’esigenza di avere le informazioni senza alcun ritardo. Le monoposto quando si trovano nel garage trasmettono però ad una frequenza differente. La radio viene spostata in un secondo sistema di trasmissione wireless a ben 60 gigahertz, un sistema davvero molto veloce.

Ciò che rende insolito questo sistema sono anche i molti canali a disposizione. Gli ingegneri premendo un semplice pulsante comunicano relativamente alla strategia, alle gomme, ecc. Per non parlare della possibilità di parlare ai due piloti e anche ai membri del team disposti in tutta la pit lane. E non solo. Le comunicazioni avvengono anche con i commissari della FIA. E chi se le scorda le sfuriate tra Toto Wolff e Masi?

La radio è inoltre fondamentale non solo per le comunicazioni tra muretto e pilota, ma anche per tutta la squadra. Non bisogna dimenticare che anche gli stessi meccanici all’interno dei box ricevono comunicazioni, così come gli ingegneri. Tutta la macchina organizzativa di un team gira intorno alla radio.

Non è sempre facile, però, avere delle trasmissioni chiare. Il tutto avviene mentre le monoposto sfrecciano ad altissime velocità, i rumori che le disturbano possono essere diversi, per non parlare delle difficoltà che alle volte si hanno proprio nel comprendere ciò che il pilota dice. Il casco è uno spazio molto ristretto in cui posizionarlo e alcune volte succede che il microfono si muova compromettendo la stessa trasmissione.

I piloti sono d’accordo?

 Cosa ne pensano i diretti interessati della diffusione delle comunicazioni, non solo agli altri team ma anche a tutti gli appassionati?

I team radio sono infatti selezionati e diffusi da FOM.  Alcuni, però, hanno scatenato aspre polemiche culminate in una quasi crisi diplomatica. Chi non ricorda l’episodio che coinvolse Max Verstappen durante lo scorso Gran Premio del Portogallo?

Ebbene, l’opinione die piloti sulla diffusione non è unanime. Grosjean si è espresso così a riguardo: “Provate a immaginare se venisse trasmesso tutto ciò che si dicono i calciatori sul campo. Credo che gli scambi sarebbero ben più coloriti.  Non bisogna dimenticare che guidiamo a 330 km/h, al limite delle nostre possibilità, con una dose di rischio non indifferente. Non è come stare seduti sul divano con un bicchiere di vino rosso in mano a commentare ciò che succede da fuori, dove tutto sembra così facile e lento”

Altri come Sainz invece sono consapevoli dell’assenza di privacy nelle comunicazioni e non se ne fanno un problema.

Che si sia d’accordo o meno, i team radio sono parte integrante della Formula Uno moderna e sono un ottimo strumento per rendere partecipi gli spettatori di ciò che succede nell’abitacolo del pilota. È comunque un modo per avvicinarli all’affascinante ma complesso mondo delle monoposto

 I team radio

Di episodi iconici ce ne sarebbero tanti da raccontare, non solo per le parole dei piloti. L’adrenalina è tanta e alle volte le parole scorrono veloci.

Abbiamo assistito nel corso degli anni a siparietti di diversa natura. Chi non ricorda il famoso “Smooth operator” cantato da Sainz? O la canzone che annuncia il weekend intonata da Lando Norris? Alcuni però sanno di lacrime versate. Seb Vettel per il suo addio alla Rossa ha riscritto “Azzurro”.

Voi siete la squadra Rossa, appassionati non vi arrendete mai! La mia fermata sta arrivando, mi è piaciuto stare con voi. Ho sentito la vostra magia, una sensazione straordinaria. Ragazzi vi ringrazio per avermi dato tanto, mi mancherete. Un saluto a tutti voi a Maranello, sono grato di esser stato qui. E adesso io quasi quasi dirò addio e auguro il meglio, vi auguro di esser felici ma ancor di più di esser sani. Taratatarata

Durante le vittorie i piloti danno il meglio di loro. Tra urla di gioia e ringraziamenti, i piloti si lasciano andare dopo un’immane fatica. I famosi Grazie mille di Vettel, Michael Schumacher che in onore del suo primo mondiale, incredulo, ha riservato un pensiero a sua moglie Corinna. Se voliamo ancora più indietro nel tempo, al 1991, uno sfinito Ayrton Senna al suo primo trionfo nel gran premio di casa si lascia andare ad un urlo di gioia.

Senna Gp Brasile 1991

Il re dei team radio è, però, Kimi Raikkonen. Con il suo modo di fare ha negli anni conquistato tutti in pista e non solo. Sono famose le sue comunicazioni in cui sbotta contro il muretto o se la prende con i meccanici. Uno degli episodi più eclatanti l’ha visto protagonista nel GP di Abu Dhabi del 2012, quando comunica al suo ingegnere “ lasciami solo, so cosa fare”. Oppure nel 2019 al “Come sta l’ala anteriore?” dell’ingegnere, lui risponde “dovete dirmelo voi” e giustamente aggiungerebbe qualcuno. Di episodi così ne sono pieni gli annali, e noi lo ringraziamo anche per questo.

Di episodi divertenti ce ne sarebbero da raccontare. I più giovani ricorderanno il famoso “I’m stupid” pronunicato da Charles Leclerc a Baku dopo essere finito a muro. Eppure negli archivi si trova anche un siparietto Felpe Massa e il suo ingegnere Rob Smedley. È stato lui a pronunciare il famoso  “Felipe Baby, stay calm!”.

Gli ingegneri, sempre attenti, comunicano continuamente con i piloti per aggiornarnarli sulle condizioni della pista. Come quella volta in cui Montoya alla guida della Williams viene avvisato che un cervo sta attraversando la pista. Per essere sicuri che avesse capito continuano con un “Sai un cavallo con le corna”.

Questo è solo un assaggio dei team radio più divertenti ed iconici degli ultimi 40 anni. Che si sia d’accordo o meno, le comunicazione radio sono ormai uno dei pilastri della Formula Uno e continueranno ad esserlo. Continueranno a divertici e a farci sentire sempre più parte di un mondo complesso eppure estremamente affascinante.

Federica Abonante

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