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F1: Kimi Antonelli riporta l’Italia sul tetto del mondo

di Aurora Loffredo

73 anni. 73 anni di lunga attesa affinché un italiano vincesse nuovamente un Mondiale di Formula 1. E che ciò accadesse soltanto al secondo anno nella categoria era sicuramente imprevedibile. Eppure, c’era da aspettarselo, perché il talento di Andrea Kimi Antonelli non passa inosservato. Un talento così puro e cristallino non si vedeva da tanto tempo. Solo 20 anni, ma con una maturità da pluricampione del mondo, Kimi ha dato prova di sé per tutta la stagione. Una stagione quasi impeccabile, che lo ha visto non solo vincere, ma anche acquisire sempre maggiore fiducia in sé stesso e nella vettura.

Antonelli è riuscito a creare il vuoto dietro di sé, senza che nessun pilota fosse effettivamente in grado di contrastarlo e di dargli filo da torcere. Emblematica di tale superiorità è stata Monza: partire dalla diciannovesima casella e rimontare fino a vincere la gara è sicuramente un’impresa per pochi. E che tra quei pochi ci fosse proprio lui non è un caso. Non sarebbe neanche sbagliato affermare che la vittoria sul suolo italiano sia stata la migliore della sua breve, ma già vincente, carriera. Non solo per il suo significato sportivo, ma anche e soprattutto per quello simbolico: l’Italia era tornata a sognare grazie, questa volta, proprio a un italiano.

Eppure, se per l’Italia sono serviti 73 anni per tornare a festeggiare, Kimi non ha perso tempo. Non solo ha vinto il Mondiale con quattro gare d’anticipo, ma è anche diventato il campione del mondo più giovane della storia, battendo Sebastian Vettel.

E, alla fine, Toto Wolff ha avuto ragione: puntare su un ragazzino per sostituire un sette volte campione del mondo non è stato un azzardo, ma un investimento che ha dato i suoi frutti in tempi brevissimi. Kimi è riuscito, in soli due anni, a realizzare qualcosa di magico, a migliorarsi sempre di più e a coronare il suo sogno. Un sogno dal quale, probabilmente, farà fatica a svegliarsi.

D’altronde, è pur sempre un ragazzo di 20 anni che si è ritrovato a gareggiare con alcuni dei migliori piloti della storia della F1 e che, proprio con due di questi, ha condiviso il podio il giorno in cui è diventato campione. Antonelli, con una maturità forse rara da trovare in ragazzi così giovani e assetati di vittorie, sapeva di non potersi permettere rischi: sapeva che concludere la gara a punti gli avrebbe permesso di vincere indipendentemente dal risultato degli avversari. Ed è quello che ha fatto: si è goduto fino all’ultimo il duello tra Max Verstappen e Lewis Hamilton e, nel frattempo, probabilmente pensava già che soltanto pochi chilometri lo separassero da quel titolo.

E con 11 titoli mondiali a scortarlo fino al traguardo, ecco che, allo sventolare della bandiera a scacchi, se ne aggiunge un altro: il suo.

Dodici titoli mondiali, tre generazioni, un solo podio. E, in mezzo a due leggende che hanno scritto pagine indelebili della storia della Formula 1, un ragazzo di soli 20 anni che la sua, di storia, ha appena iniziato a scriverla. E se l’Italia ci ha messo 73 anni per ritornare sul gradino più alto del mondo, per Kimi Antonelli questo potrebbe essere solo l’incipit di una storia incredibile.

Aurora Loffredo

Appassionata di Motorsport, e in generale di sport, ho iniziato a scrivere per Multiformula ad agosto del 2020. Oltre allo sport, mi piace molto la lettura e la musica.

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