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Imola 2006: caro Michael

Imola è amore e passione. E nella mente mi tornano le ultime grandi sfide tra Michael Schumacher e Fernando Alonso.-Mara Sangiorgio

L’ultima Imola a porte aperte, quella del 2006, è firmata Michael Schumacher.

E, caro Michael, quella vittoria fu speciale anche per te.
Il tuo era un digiuno che durava da tanto, precisamente dal Gran Premio degli Stati Uniti d’America del 2005. Troppo, per un campione come te.

Quella Imola fu speciale per la Ferrari che da tempo aveva un po’ perso quella luce che l’aveva caratterizzata nei primi anni 2000. La Rossa con te a bordo si rivelò la più veloce per tutto il weekend, fatta eccezione per la seconda sessione di prove libere.

Ma la vera magia avvenne il sabato.

Fernando Alonso e Michael Schumacher

Sai, in tanti conoscono Imola come il posto in cui Dio, un giorno, si è voltato. E quel giorno ha un numero, un mese, un anno preciso: il terribile weekend di Imola, il 1 maggio 1994.

Il primo incidente avvenne il venerdì, durante la prima sessione di qualifiche. Rubens Barrichello, a bordo della sua Jordan, alle 13:15 decolla a oltre 200 km/h sul cordolo, si schianta contro le barriere di protezione e atterra capovolta. Il pilota brasiliano rimane fermo nell’abitacolo con il volto sanguinante, intubato. Portato in elicottero all’Ospedale Maggiore di Bologna, Barrichello riporta una frattura al naso e contusioni ad una mano e alle costole.

Foto dell’incidente di Rubens Barrichello

Un incidente terribile certo, ma all’epoca ne succedevano ancora molti. E ancora tu, come gli altri, non sapevi che il peggio dovesse ancora arrivare. E fu peggio di qualsiasi scenario immaginabile.

Venne il sabato. E con lui arrivò anche la morte.
Precisamente 24 ore dopo l’incidente di Barrichello, durante la seconda sessione di qualifiche, la Simtek di Roland Ratzenberger– priva di una parte dell’alettone anteriore in seguito ad un contatto precedente – si schianta contro un muretto alla curva Villeneuve. E per il pilota austriaco, purtroppo, non c’è niente da fare.

La morte improvvisa di Ratzenberger, tra l’altro neo-arrivato in Formula Uno, sconvolse tutto il paddock. Ma non ci fu il tempo di fermarsi e riflettere su quanto accaduto: lo show doveva continuare. Lo si sarebbe pianto la domenica, a GP finito, quando ci sarebbe stato anche un vincitore, e magari le lacrime sarebbero state più dolci.

E fu cosi che arrivò anche la domenica, tra mille pensieri e angosce, le solite di queste situazioni spiacevoli: quanto è giusto correre? Domani si gareggerà per ricordare un compagno o per soddisfare i team e la Federazione? Ma il tempo, inesorabilmente, passò. E la gara, sempre inesorabilmente, si corse. Nonostante non tutti fossero d’accordo.

Ayrton Senna
“E ho deciso, una notte di maggio
In una terra di sognatori
Ho deciso che toccava, forse, a me
” -Lucio Dalla, Ayrton

La domenica forse arrivò il colpo più duro. Ci un incidente al via che causò dei feriti tra il pubblico e, alla seconda partenza, Ayrton se ne andò. Erano le 14:17. La morte del campione trova giustificazioni che sembra quasi incomprensibile a chi ha sognato con lui, sulla pista, quando sfrecciava veloce come una saetta, irraggiungibile ed imbattibile: frattura multipla della base cranica provocata da un braccio della sospensione spezzato.

Lo portarono via. In fretta e furia, su un aereo, dopo minuti e minuti di rianimazione invano. Solo a GP concluso, nella sera, si seppe che era morto. E così, il numero di vittime da piangere salì a due.

Michael Schumacher sul podio, Imola 1994

Anche tu andasti avanti. Ti sei rimesso il casco, ti sei calato nuovamente nel tuo abitacolo, sei uscito lentamente dai box, sei tornato in pista. E, senza neppure più il tuo avversario, vincesti il Gran Premio di San Marino, edizione 1994.

È in coma? Ma cosa significa che sta in coma? Si risveglierà tra poco oppure no?” Chiedesti a chi ti informava di lui, poco prima di salire sul podio.

È così, punto e basta.

Quel pomeriggio, sul podio, non festeggiasti. Nessuno festeggiò, non c’era niente da festeggiare, quel Gran Premio non si doveva proprio fare.

Il podio del Gran Premio di San Marino (Imola), edizione 2006

Ed ora che ci pensi, non è un po’ un dejavù? Non ti vedi di nuovo lì, sul gradino più alto, ad un passo dal cielo, in quel di Imola, nel 2006. C’è tutto il popolo Rosso in festa che sembra gridare:

“Guarda Michael, sei tornato a vincere. Stai tranquillo Michael, la rimonta inizia ora. Forza Michael, per noi tu sei il migliore. Grazie Michael, perché ci hai regalato un sogno a casa nostra, battendo un giovanissimo Alonso.”

E tu ridevi, ridevi felice. Hai festeggiato anche per quel GP che nel ‘94 non potesti festeggiare.

Ma, come dicevo, la magia l’avevi fatta il sabato. Quel giorno hai costruito un nuovo record, uno dei tuoi tanti, tra i tuoi più importanti: la tua 66esima pole in carriera. Mai nessuno ne aveva fatte così tante. Quel sabato battesti, superasti un record, quello delle 65 pole. Un primato che portava, ovviamente, un nome ed un cognome: Ayrton Senna, la cui specialità era proprio il giro secco.

Un record, quello delle 65 pole, che Ayrton aveva stabilito proprio nel sabato pomeriggio del Gran Premio di Imola nel 1994.

Non è buffo, caro Michael, come un cerchio si chiuda? Non credo sia solo una coincidenza che tu, in quel giorno e, proprio ad Imola, abbia superato la sua ultima eredità, la più grande. E, ad oggi, Ayrton ci manca ancora tanto, così come ci manchi tu.

Giulia De Ieso

Studentessa al quarto anno di liceo classico e grande appassionata degli sport motoristici.

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