Home » Formula 1 » Giorgio Terruzzi: ”A me piace fare quello che faccio, è un privilegio”

Giorgio Terruzzi: ”A me piace fare quello che faccio, è un privilegio”

Giorgio Terruzzi ha 60 anni, ne ha trascorsi 30 a scrivere e raccontare di Formula 1. Da sempre è un incantatore, la sua magia sta nelle sue amate parole: magnetiche, ipnotiche e suggestive. É cresciuto professionalmente in un mondo estremamente veloce, ma si è guadagnato il privilegio di poter rallentare riuscendo con le sue parole a dilatare un tempo che si conta nell’ordine dei millesimi di secondo. Forse perché tra i tanti che si preoccupano di descrivere l’istante, Giorgio Terruzzi è uno dei pochi che riesce anche a raccontarlo con passione. La differenza probabilmente sta tutta lì.

Ecco come si é raccontata l’iconica voce e penna del mondo dei motori.

Come si è avvicinato al mondo della Formula 1?

Sono nato a Monza, chi cresce a Monza é attratto in maniera quasi inconsapevole dal suono dei motori come se fosse il richiamo del Pifferaio Magico. Io rimasi fulminato da quel richiamo fin da ragazzino. Mi sono avvicinato al circuito inizialmente come fotografo, ma poi ho capito che il mio mondo sarebbero state le parole, e cosí é stato.”

Cosa ne pensa di questa nuova era della Formula 1?

Penso che ogni cambio di regolamento è un’opportunità aperta a tutti, ovviamente coloro che dispongono degli strumenti più adatti riescono a sfruttarla meglio. La decisione ha sicuramente rimescolato le carte e ha riportato la Ferrari davanti. Questo é molto importante per il movimento della Formula 1 poiché la Ferrari ha un peso specifico che non ha nessun altro. Le nuove monoposto sono macchine dominate dall’elettronica e molto sofisticate. Credo che questa strada porterà a una sorta di similitudine tra le monoposto nel giro di un paio di anni. Anche perché il regolamento così come è stato pensato porta tutti a scegliere le soluzioni più efficienti guardando anche le altre macchine. Questo comporata un ampliamento della competitività e dello spettacolo, quindi è tutto di guadagnato.”

Parlando di spettacolo fuori pista, cosa ne pensa della sempre maggiore enfasi che viene posta nell’organizzazione dei Gran Premi? Prendiamo in esempio l’ultimo a Miami.

“Credo che i Gran Premi si stiano sempre più trasformando in esclusivi eventi mondani dove fare affari, ospitare, incontrare. Chiunque vuole parteciparvi, non tanto perché interessato alle gare, ma solo per il gusto di dire di essere lí. A testimonianza di ció sono sempre di piú le aree estremamente costose e dotate di qualsiasi confort, ma destinate solo a una ristretta nicchia di persone. Probabilmente al giorno d’oggi i veri appassionati stanno davanti alla televisione o acquistano biglietti di seconda linea.”

Pensa che i piloti attualmente siano un po’ troppo protetti all’interno del loro mondo?

“Gli accessi ai nuovi piloti sono minuscoli, c’è una gestione iperossessiva da parte dei manager e degli uffici stampa, che spesso non sanno nulla di comunicazione e giornalismo. I piloti sono iperprotetti e parlano solo in conferenza stampa dopo esser stati ben preparati. In questo modo é difficile accedere a una storia o a una verità. Un pilota è convinto che bastino i social per comunicare, ma si tratta di mezzi di comunicazione che non permettono il dialogo e ciò riduce la possibilità di avere uno scambio di parole, idee, opinioni. Questo cambia moltissimo, non solo in Formula 1, e fa perdere un po’ di spessore umano.”

Tra le altre cose, attualmente collabora con Red Bull Italia. Ci racconta come é nata questa collaborazione?

“Collaboro con loro da molti anni. Mi piace come lavorano: sono molto liberi, non hanno alcun interesse con il team RedBull di Formula 1. L’esperienza é iniziata scrivendo delle storie ”Terruzzi Racconta”, in seguito é nata l’idea del podcast che ho portato avanti per tre anni. Attualmente il podcast si é trasformata una sorta di incontro con Pino Allievi, mio vecchissimo amico e grande giornalista, e un giovane Stefano Nicoli, portatore di una cultura più fresca. Gli ingredienti sono memoria, attualità, curiosità, buona atmosfera: per ora sembra funzionare. Personalmente credo che il podcast permetta di avere un momento in cui c’è una riflessione, una sorta di quiete e di lentezza in luogo di una fretta e di una velocità che caratterizza il nostro quotidiano.

Ma Giorgio Terruzzi chi é? Che parole utilizzerebbe per descriversi?

“Sono un uomo che ama parlare senza peli sulla lingua e ama avere sempre una propria chiara opinione, non amo le scelte conformiste che vanno tanto di moda. Poi a me piace fare quello che faccio, ho lo stesso entusiasmo di quando ero ragazzo. Credo di non aver mai abusato di quel poco potere che ho avuto. Ho sempre rispettato un’etica professionale molto rigorosa in un mondo dove spesso quest’etica viene data quasi per scontata. Mi sembra un privilegio poter fare un mestiere che ho desiderato fare e questo privilegio comporta un rigore, uno studio, un’attenzione e un entusiasmo che ancora oggi osservo.”

Che consiglio si sente di dare alle nuove generazioni?

“Leggete tanto, studiate la storia, approfondite, riflettete. Per poter fare un mestiere amato e desiderato é necessario farsi il mazzo. Un giovane deve cercare di migliorare costantemente, verificare le fonti, avere molti punti di vista diversi per costuirsi uno scenario, una cura delle parole che viene dalla lettura, della letteratura importante. Penso che alla fine uno sforzo serio sia dovuto per potersi poi divertire.”

Domanda finale: chi vince il campionato?

“Non lo so, non ci voglio pensare. Attualmente voglio solo godermi questo nuovo campionato, credo che ci aspetta una bellissima sfida tra due piloti giovanissimi e fortissimi.

Si ringrazia Giorgio Terruzzi per la sua disponibilità. Oltre all’ascolto del podcast, segnaliamo la lettura dei suoi libri (il più celebre “Suite 200”).

Elisa Lecis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna in alto