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Casi di doping in F1

Di Giulia Montemurro

Mentre molti sport sono stati nell’occhio del ciclone per lungo tempo a causa di casi di doping, la F1 è rimasta “drug-free” a lungo. Vi spieghiamo come mai. 

Il weekend di gara a Sochi ha riportato alla nostra mente un argomento molto spinoso in ambito sportivo: quello del doping. La WADA ha impedito agli atleti russi di gareggiare negli eventi sportivi esibendo la propria bandiera, vestendo la propria divisa e suonando il proprio inno, in quanto non si è mai adeguata al Codice Antidoping. Il rookie di Haas F1 team Nikita Mazepin, infatti, gareggia in qualità di pilota indipendente. Nonostante ciò, gli è permesso esibire sulla livrea e sull’equipaggiamento di squadra i colori della propria nazione. Diverso, invece, è il caso di Robert Shwartzman che può gareggiare sotto la bandiera russa, dal momento che la F2 non è un campionato mondiale.

Quando è partito l’allarme antidoping?

I riflettori si sono accesi nel 2019 quando, in Motogp, il test delle urine di Andrea Iannone ha rivelato la presenza di un nanogrammo di drostanolone. Tutto questo, purtroppo gli è costato ben quattro anni di squalifica. Le polemiche sono state diverse in quanto si trattava, comunque, di una quantità molto piccola di uno steroide utilizzato per ingrossare i muscoli. Così minuscola da instillare il dubbio in alcuni che si sarebbe potuto trattare di una intossicazione alimentare dovuta al consumo di carne. 

Perchè in F1 non è mai successo?

Nella massima categoria a quattro ruote non si è mai sentito di casi così eclatanti come in altri sport proprio grazie alla FIA. La Federazione Internazionale dell’Automobile, infatti, ha sempre collaborato con la WADA (World Anti-Doping Agency) tanto da firmare il Codice Mondiale Antidoping. Quest’ultimo contiene la lista di tutte le sostanze proibite, elenco che viene costantemente aggiornato. In F1, in particolare, i piloti sono obbligati dalla FIA stessa a sottoporsi a test casuali, periodicamente o una sola volta all’anno.

Jean-Charles Piette, medico della Federazione Internazionale, ha dichiarato ai microfoni della ESPN che l’assunzione di droghe in F1 è più pericolosa di quanto possa esserlo, ad esempio, nel calcio. Piette spiega che se un calciatore dovesse assumere droghe nuocerebbe solamente alla propria salute. Se lo stesso facesse un pilota metterebbe a rischio non solo la sua vita ma anche quella dei marshall, della squadra e degli spettatori stessi. 

Fonte: ubitennis.com

Ammissioni di colpa

Certamente non tutti i piloti della storia sono stati dei santi. Lo stesso Sir Stirling Moss, colui che ha vinto il maggior numero di gran premi senza aggiudicarsi il mondiale, ha dichiarato nel 2010 al The Telegraph:

“Ero solito assumere droghe nei rally […] Anfetamine, benzedrina o dexedrina per tenermi sveglio”

All’epoca queste sostanze non erano ritenute illegali ma, comunque, non sarebbero state utili per migliorare le sue prestazioni come pilota. 

Storia ancora più eclatante è stata quella del ceco Tomas Enge, trovato positivo al test per ben due volte. La prima nel 2002 quando i suoi test rivelarono che aveva fatto uso di marijuana, situazione che portò alla cancellazione del suo titolo di F3000. La seconda volta, invece, trovarono tracce di farmaci proibiti che comportarono la sospensione della licenza per 18 mesi. 

Ultimo caso, ma non per importanza, è quello dell’ex pilota di F1 Frank Montagny. Nel 2015, mentre partecipava al campionato di Formula E, il test antidoping confermò che il pilota aveva fatto uso di cocaina. 

Foto di Stirling Moss su lastampa.it

Il caso Bertoletti

Sappiamo bene quanto il Circus della F1 abbia puntati su di sè milioni di occhi. Sono tutti curiosi e pronti a denunciarne ogni minima sbavatura anche a costo di insinuare qualcosa di non poi così vero.

Qualcosa del genere, infatti, è accaduta proprio nel 2004. Benigno Bertoletti, ex medico di squadre rally come Ferrari e Alfa Romeo, dichiarò che un terzo della griglia dei piloti facesse uso di cocaina. Si alzò un polverone non indifferente a causa di queste accuse. Nessuno smentì immediatamente Bertoletti perché era un professionista affermato. La FIA, però, chiuse la questione nel momento in cui i test Antidoping confermarono senza ombra di dubbio, la negatività di tutti i piloti.

Beviamo un cocktail 

Insomma, possiamo dire che di “malelingue” il mondo è pieno, sopratutto quello del motorsport. Fortunatamente chi dedica la vita alle gare sa che rispettare le regole è fondamentale per la propria sicurezza e per quella di chi c’è intorno. La F1 è uno sport in cui il successo può essere determinato da un millesimo di secondo. Anche dei piccolissimi miglioramenti possono condurre alla vittoria di un campionato. È indispensabile che i piloti abbiano dei tempi di reazione velocissimi, resistenza mentale e fisica, forza muscolare (soprattutto nel collo). Non manca una grande dose di talento contornata da, passatemi il termine, delle palle quadrate!

Per poter acquisire tutte queste caratteristiche con sostanze illegali, i nostri beniamini dovrebbero periodicamente assumere un cocktail di droghe non indifferente. Tra gli ingredienti ci sarebbero Ambien o Adderall per migliorare la concentrazione, steroidi per incrementare la massa muscolare, anfetamine per uccidere il senso di fame e mantenere il corpo snello e molto altro ancora.

Che dire, miei cari scettici… Alla salute! 

Giulia Montemurro

Multiformula

-Il motorsport dai giovani per i giovani- Multiformula è un blog nato nel 2020 per condividere la nostra passione per il motorsport, dare spazio a quelle categorie come le Feeder Series di cui si parla ancora poco e soprattutto abbattere i pregiudizi che si incontrano in queste categorie.

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