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Enzo Trulli: “Se è questo quello che voglio fare devo dare il massimo”

Giulia De Ieso, Olivia Carbone, Isabella Tomassi

Enzo Trulli, classe 2005, è un pilota di Formula 3 per il team Carlin Motorsport. Negli anni passati ha corso in EuroFormula ed è stato il campione della F4 saudita nel 2021. Tra ricordi, obiettivi e sogni, ecco cosa ci ha raccontato.

Nel 2020 hai ottenuto dei buoni risultati nel campionato OK, ti ha motivato questo nel tuo cammino da pilota?

“Sì, specialmente le prime due gare, poi ci sono stati momenti difficili, ma lottare con i primi è stato molto bello.”

Qual è la più grande difficoltà che hai riscontrato passando dai kart alle monoposto? Inoltre, tra le monoposto delle diverse categorie, ci sono grandi differenze, se sì quali?

“Io non ho avuto molte difficoltà nello spostamento tra kart e monoposto, ma sicuramente cambia la visuale e il freno è molto più duro, però il resto è arginabile grazie al simulatore. Sì, ci sono differenze a livello strutturale, personalmente ho trovato più difficile lo spostamento tra monoposto che tra kart e vettura.” 

L’anno scorso hai corso nella F4 degli Emirati Arabi, vincendo il campionato per un solo punto, come hai gestito la pressione dei giorni precedenti alla vittoria?

Durante gli ultimi due giorni sentivo molta pressione, già dal mattino quando mi svegliavo, ma in macchina ovviamente l’ansia passa in secondo piano. Negli ultimi due giri dell’ultima gara mi ricordo che Van’t Hoff, il mio diretto inseguitore, mi si stava avvicinando, quindi lì è salita un po’ l’agitazione. 

In F3, come ti stai trovando con il team Carlin Motorsport e con i compagni di squadra? 

Mi sto trovando bene con la squadra, mentre con la macchina faccio ancora fatica perché lo stile di guida è molto diverso rispetto a quello dell’anno scorso. In gara vado abbastanza bene, ma ho difficoltà in qualifica. Stiamo lavorando molto con il team, ma è comunque una situazione complessa.

Il campionato di Formula 3 ha delle pause molto lunghe tra una gara e l’altra, come le gestisci?

Rende le cose più difficili: tra poco abbiamo la gara a Silverstone e quella in Austria, poi c’è l’Ungheria, poi dopo la pausa estiva ci sono gli ultimi tre appuntamenti attaccati. Stare tanto tempo fermi rende difficile adattarsi alla macchina, soprattutto se si ha poca esperienza. 

Basandoti sulla tua esperienza, preferisci la Formula 3 o l’Euroformula?

“Ci sono molte differenze, l’Euroformula ha due sessioni di prove libere e ci sono tre gare, quindi si hanno più possibilità per conoscere la macchina, in Formula 3 invece il format è diverso, la vettura è molto più pesante e faccio più fatica a controllarla.”

Avendo 17 anni, ma girando tutto il mondo per le corse, quale è il tuo rapporto con la scuola e come vivi questa vita così diversa da qualsiasi adolescente?

“Io ho avuto la fortuna di trovare una scuola sportiva, che mi viene incontro con gli allenamenti, bisogna comunque organizzarsi bene per equilibrare la vita sportiva a quella sociale.” 

In futuro, sogni la Formula 1 o aspiri a correre anche  in categorie diverse?

“L’Indycar è interessante, si corre molto e le gare sono lunghe, ma anche le gare Endurance mi piacciono. Ovviamente la Formula 1 è sempre il target principale, ma la situazione è difficile, perché ci sono pochi posti e tanti piloti talentuosi non trovano spazio. Per esempio Oscar [Piastri] ha dimostrato di essere molto veloce, eppure non ha ancora un posto in F1.”

Quali sono i tuoi ricordi del paddock da bambino?

Io ero molto piccolo, però mi ricordo il rumore dei motori V10.” 

Quanto ha inciso tuo papà nella tua formazione da pilota?

Lui mi ha aiutato molto, è stato il mio meccanico e mi ha sempre dato molti consigli. Avere mio padre nel team di Kart mi ha aiutato sia nella preparazione fisica che in quella mentale.” 

Enzo Trulli
Enzo con il padre Jarno Trulli, ex pilota di Formula Uno
Hai qualche episodio divertente dietro le quinte del paddock da raccontarci?

Ho alcune storie legate ai Kart. Era il weekend di Siena del 2017, in quel fine settimana tra l’altro avrei vinto la mia prima gara, ed ero con mio padre e mio nonno. Avevamo due telai da preparare: io e mio padre stavamo sistemando il primo, mio nonno doveva montare le gomme all’altro. Finito di montare il primo, torniamo da mio nonno che doveva aver terminato, peccato che si fosse dimenticato di fissare una gomma. Nel senso che il telaio era per terra, ma non aveva messo una gomma! In quel momento non aveva fatto molto ridere, ma se ci ripenso ora, è stato un episodio divertente.” 

Deve però essere difficile per un bambino crescere nel mondo dei Kart? 

Sì, diciamo che io ho cominciato a prenderla molto seriamente negli ultimi due anni di Kart, prima era un hobby, anche perché non avevo la possibilità di correre molto, ma andavo in pista solo nei weekend. Poi ho capito che se vuoi arrivare ai tuoi obiettivi devi prendere le cose seriamente: io penso sempre a correre, tutti i giorni, a tutte le ore, non riesco a pensare ad altro. Poi quando sono in pista mi diverto anche, però è molto importante per me che le cose vadano bene. Infatti quando le cose non vanno tanto bene mi è difficile divertirmi.” 

Se non avessi intrapreso la carriera da pilota, che cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Io gioco a basket, ho giocato a basket fino all’inizio del 2020. Solo che sono solo un po’ troppo basso per giocare. Però, sì, mi piacerebbe diventare un giocatore di basket, se non avessi intrapreso la carriera del pilota.

C’è stato un momento particolarmente difficile della tua carriera fino ad ora? E il momento più bello?

Il momento più difficile in cui ho pensato “basta, non ce la faccio più” è stato il mondiale in Finlandia del 2019. Là è stato difficile per me: sbagliai le qualifiche, le gare mentre nella preparazione era andato tutto bene. Ho preso delle belle paternali e volevo smettere, anzi ho quasi quasi smesso. Lì ho capito dove devo distinguere il divertimento e la serietà: se è questo quello che voglio fare devo dare il massimo. Tutti quei rimproveri mi hanno fatto bene.

Il momento più bello invece è stato quando ho vinto la Formula 4: venivo da un anno molto difficile, precisamente da un periodo difficile, perché mi ero rotto la clavicola prima del mondiale di kart e sono stato fermo 3 mesi. Dunque non mi ero preparato molto né per il mondiale né per la macchina. Ho affrontato la mia prima gara in Formula 4 con soli 10 giorni di test, mentre Van’t Hoff ne aveva fatti 40. Quindi vincere alla prima è stato bello. 

Quando andavo in pista con la Formula 4 e sapevo di non avere molti giorni a disposizione giravo veramente tanto. Ad esempio, mi ricordo, in Spagna, i miei compagni facevano 300 km al giorno ed io ne facevo 450, proprio perché sapevo di non avere tanti giorni a disposizione e dovevo sfruttarli al massimo. Nelle altre categorie invece c’è un massimo di chilometri da percorrere per via del motore, della macchina, per tutto. Mentre in Formula 4 si può girare quando si vuole.

Lo stato di salute mentale influisce sulle prestazioni in pista?

“Tantissimo, secondo me. Quando le cose vanno male bisogna capire perché stanno andando così e cercare di rimanere o positivo o realista. Io cerco di rimanere realista. Bisogna vedere cosa è andato male e cercare di migliorare. Quando invece le cose vanno bene bisogna dire: “ok, sono andato bene, ora devo cercare di fare meglio”. Spesso è più difficile quando va male.

Il prossimo appuntamento è Silverstone, quali sono le aspettative e gli obiettivi per quel weekend?

” Il circuito non lo conosco molto bene, sono stato lì solo una volta con l’Euroformula, ma è molto tecnico, sono tutte curve molto veloci. L’obiettivo è migliorare la qualifica perché il passo gara è buono.

Ringraziamo Enzo per la disponibilità e le risposte esaustive, vi ricordiamo inoltre che questo fine settimana tornerà in pista la Formula 3. Restate aggiornati con Mult1formula!

Multiformula

-Il motorsport dai giovani per i giovani-Multiformula è un blog nato nel 2020 per condividere la nostra passione per il motorsport, dare spazio a quelle categorie come le Feeder Series di cui si parla ancora poco e soprattutto abbattere i pregiudizi che si incontrano in queste categorie.

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