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Leclerc: “49 punti da Verstappen? Si può fare”

Non smette mai di crederci, Charles Leclerc. Segno che questo 2022 l’aveva aspettato con molta ansia. E che continua a considerarsi uno dei protagonisti nella lotta al mondiale, nonostante il trend di questi ultimi due mesi non sia incoraggiante.

Da un vantaggio di 50 punti a un meno 50 punti.

Ma quando nelle interviste gli chiedono: “Come ti vedi alla fine della stagione?” oppure “Qual è il tuo obiettivo quest’anno?“, lui risponde senza troppi giri di parole “Campione del mondo“. E nel post-gara di Sky Sport Italia, con Federica Masolin e Davide Valsecchi, ha dichiarato:

Quanto manca (a raggiungere Verstappen?) 49 punti? Allora due vittorie ed è fatta!

Da una parte l’entusiasmo del ferrarista scalda il cuore dei tifosi ed incoraggia a non valutare questo campionato come perduto. Dall’altra, però, le strategie del muretto del team di Maranello fanno ancora storcere il naso.

Anche domenica Leclerc, protagonista di un’ottima rimonta dalla diciannovesima soluzione, è stato un po’ penalizzato da un strategia che gli ha fatto trovare traffico appena uscito dalla pit-lane. Per mantenere la posizione sarebbe bastato aspettare qualche giro in più), considerato che Charles aveva già superato le macchine in questione.

Se la strategia è discutibile, non lo è da meno anche il pitstop, decisamente troppo lungo (in questo caso, anche per colpa del pilota, andato troppo lungo nella casella dei box).

La domanda allora è: è questa la giusta mentalità (e il giusto metodo) per Ferrari di affrontare un mondiale?

La risposta è no. Ci vorrebbe una squadra che punta costantemente al massimo e minimizza tutti gli errori errori, da quelli nelle strategie ai box, per stare dietro ad una Red Bull che in questo periodo è praticamente impeccabile.

C’è anche da dire però che recentemente Binotto ha dichiarato che l’obiettivo della squadra non è il titolo, ma l’essere tornati a conquistare vittorie e podi. Un obiettivo “vago“, che va a smentire quanto dichiarato a inizio anno, quando ancora si pensava al mondiale.

Ma se non si scende in pista per essere i migliori, che senso ha sforzarsi nel conquistare punti, podi e vittorie? E se non ci si impegna neanche per questo, che senso ha allora partecipare?

Giulia De Ieso

Studentessa al quarto anno di liceo classico e grande appassionata degli sport motoristici.

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