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L’ascesa e il declino di Mick Schumacher

Da potenziale futuro campione Ferrari ad una possibile retrocessione a pilota di riserva: l’ascesa e il declino di Mick Schumacher.

Asesa e declino di Mick Schumacher.

l’ascesa e il declino di mick schumacher

Gli inizi

Senna, Fangio, Lauda, Hamilton, Prost: anche i meno appassionati di Formula 1 conosceranno i grandi nomi che hanno scritto la storia del motorsport. E nel menzionare le colonne portanti della categoria non si può non includere il cognome Schumacher. Ancora oggi il cuore dei Ferraristi salta un battito al sentire il nome di colui che venne soprannominato “Il Kaiser”, l’Imperatore. L’uomo che riuscì a condurre la Rossa alla gloria, riportando a Maranello un Campionato Piloti che mancava da 21 anni. Il resto è storia.

Quando tre anni dopo il ritiro di Michael (2012) il cognome Schumacher è apparso nuovamente in una competizione motoristica, l’interesse è scattato alle stelle. Sebbene il suo debutto sia avvenuto sotto il cognome della madre, Betsch, Mick Schumacher è approdato nelle monoposto indossando con orgoglio – e con un’enorme responsabilità – il cognome del padre.

La partecipazione alla Formula 4, così come quella alle categorie successive, è avvenuto in collaborazione con il team italiano Prema, noto soprattutto per il suo stretto legame con la Ferrari Driver Academy, un programma sportivo mirato a formare e preparare giovani piloti ad un possibile futuro in Formula 1.

Quando Mick ne è entrato ufficialmente a far parte nel 2019, il legame con il team di Maranello è diventato più stretto che mai: test su vetture di Formula 1, partecipazioni a sessioni di prove ufficiali, giri speciali al Mugello con le storiche macchine del padre. Ed è proprio sotto l’ala della Rossa che Mick Schumacher ha fatto il suo debutto nella massima categoria di vetture monoposto.

La promozione

L’11 dicembre 2020, weekend del Gran Premio di Abu Dhabi, Mick venne annunciato come pilota titolare del team statunitense Haas – associato Ferrari – per la stagione 2021, firmando un contratto biennale. Ad affiancarlo fu il russo Nikita Mazepin, anch’egli rookie e dunque alla sua prima esperienza in Formula 1.

La scelta del team fu considerata piuttosto discutibile, e la decisione di lasciare andare dei piloti come Magnussen e Grosjean per firmare al loro posto due rookie venne ampiamente criticata. Ma si sa: in guerra, in amore, e in mercato piloti tutto è concesso. Sponsors, finanziamenti, interesse del pubblico, investitori: c’è tanto da prendere in considerazione oltre al talento. Soprattutto quando si parla un team come la Haas, ancora piuttosto giovane e costantemente alla ricerca di fondi.

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Lo sbarco in Formula 1

Dopo 8 anni, il cognome Schumacher era finalmente tornato in Formula 1. Le aspettative dei tifosi erano molto alte, soprattutto a causa di una grande reputazione nelle categorie minori come quella di Mick. Ad alimentare l’entusiasmo c’era inoltre il sodalizio con la Rossa di Maranello: sappiamo bene quanto l’associazione Schumacher-Ferrari faccia scalpitare il cuore dei più appassionati.

Anche i vertici Ferrari in passato si sono spesso sbilanciati sulle loro aspettative, sottolineando più volte di voler portare il pilota tedesco alla squadra ufficiale al momento più opportuno. Mick Schumacher era nato e cresciuto sotto il segno della Rossa, formato dall’Accademia di Maranello per la squadra più vincente della Formula 1. Dopotutto si trattava del primo pilota dell’Academy a sbarcare nella massima categoria dopo Charles Leclerc.

Il suo debutto in Formula 1 fu tutto sommato soddisfacente. Sebbene la Haas VF-21 fosse una macchina poco competitiva, il pilota tedesco ha raccolto chilometri su chilometri, portando a casa degli ottimi risultati rispetto al compagno di squadra e un dodicesimo posto in griglia come miglior risultato stagionale. Pur terminando la sua stagione d’esordio al diciannovesimo posto nel Campionato Piloti, la Haas decise di riconfermare il tedesco come pilota titolare per la stagione successiva. È proprio all’inizio della stagione 2022 che il rapporto Schumacher-Ferrari venne rinsaldato, promuovendolo a terzo pilota per la Scuderia Ferrari al fianco di Antonio Giovinazzi.

Le difficoltà

Il suo secondo anno in Formula 1 si è però rivelato piuttosto turbolento: spaventosi incidenti in Arabia Saudita e Monaco, due ritiri, sedici gare fuori dalla top ten. I primi punti conquistati al GP di Gran Bretagna (4) e al GP d’Austria (8) sembrano non essere abbastanza per riconfermare il pilota tedesco come titolare. Soprattutto se messo a confronto con i risultati del suo compagno di squadra, un ritrovato Kevin Magnussen, che è riuscito nell’impresa di ottenere la sua prima pole position in carriera con il team americano.

Mick Schumacher si è dunque ritrovato senza un sedile per la stagione 2023, dopo appena due anni dal suo debutto in Formula 1. Ma è davvero esclusivamente colpa del ventitreenne? Quali fattori hanno contribuito al suo declino?

Il declino

La Formula 1 è uno sport che molti definiscono brutale. I risultati conseguiti sono spesso esito di fattori che non vengono presi in considerazione nel momento in cui è necessario tirare le somme. I risultati deludenti di Schumacher sono davvero frutto esclusivo di uno scarso rendimento da parte del pilota? Dopotutto la scuderia di Gene Haas può essere ancora considerata alle prime armi rispetto ai rivali in pista, con appena sette anni di attività alle spalle. I fondi a disposizione sono piuttosto limitati – basta ricordare il caso Uralkali e la famiglia Mazepin – e lo sviluppo della monoposto è misurato. Per non menzionare i costanti errori strategici, i pit-stop sbagliati, i problemi di affidabilità. Sono tutte difficoltà con cui ogni team deve fare i conti, ma avere un grosso carico di esperienza alle spalle non può che essere utile.

La Formula 1 è una roulette russa, e a pagarne le spese in questo caso è stato proprio Mick Schumacher. Perdere un posto da pilota titolare non significa però necessariamente abbandonare l’ambiente della Formula 1: basti pensare a Sergio Perez approdato in Redbull, o a Valtteri Bottas in Alfa Romeo. Eppure, il tedesco rischia una possibile – e tanto chiacchierata – retrocessione a pilota di riserva.

Il divorzio con la Ferrari

Tutto sembra essere andato storto nel momento in cui è stato annunciato che egli avrebbe lasciato la Ferrari Driver Academy al termine del 2022, recidendo così i suoi contatti con la scuderia di Maranello.

Le motivazioni che hanno spinto il tedesco – o il team – a prendere questa decisione sono ancora sconosciute, e probabilmente resteranno a lungo un mistero. Ma non si può negare che la carriera e il futuro di Mick Schumacher ne abbiano risentito. Inutili sono state le negoziazioni per un possibile sedile Williams, che ha preferito Sargeant, o per un sedile Alpine, che ha preferito Gasly. Invano anche il tentativo di ricucire il rapporto con Steiner, che sentendosi tradito ha preferito dare un’ulteriore opportunità a Hulkenberg.

Lasciare la FDA significa abbandonare il supporto della squadra più vincente nella storia dello sport, prendendo dei rischi che a volte non ripagano. E questo è proprio uno di quei casi. È stata la scuderia di Maranello a contribuire sia all’ascesa che al declino di Mick Schumacher? I fattori da valutare sono tanti, e si potrebbe non arrivare mai ad una vera e propria conclusione.

In appena due anni egli è passato da essere un potenziale futuro campione Ferrari a vedersi privato di un sedile da pilota titolare. Forse le aspettative erano troppo alte, forse la fortuna non è stata dalla sua parte, o forse le tempistiche sono state sbagliate. Ma una cosa è certa: Mick non è suo padre Michael. Purtroppo o per fortuna, la sua carriera in Formula 1 ha preso una svolta diversa rispetto a quella del padre, ma nessuno sa cosa ha in serbo il futuro per il pilota di Vufflens-le-Château. E noi non possiamo che augurargli il meglio.

Multiformula

Multiformula è un blog nato nel 2020 per condividere la nostra passione per il motorsport, dare spazio a quelle categorie come le Feeder Series di cui si parla ancora poco e soprattutto abbattere i pregiudizi che si incontrano in queste categorie.

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