Formula 1
Un’aureola che fa la differenza

Un’aureola che fa la differenza

L’importanza dell’halo nelle monoposto

Da qualche anno l’halo è diventato un pezzo fondamentale nello scheletro delle vetture di Formula 1 (e non solo). Tra gli scontri di chi lo apprezza e chi no, l’halo si conferma anno dopo anno una delle più grandi invenzioni volte ad aumentare la sicurezza nel motorsport. Scopriamo insieme la sua storia e quanto è fondamentale.

CHE COS’È L’HALO?

Partiamo dalla definizione. L’halo è un sistema di protezione posto al di sopra della testa del pilota e fissato in tre punti al telaio. La sua forma ricorda quella di un infradito, ma si è scelto un nome migliore dato che ricorda un’aureola che si trova proprio sopra alla testa.

Il suo obiettivo è quello di proteggere la testa del pilota da grandi oggetti che potrebbero causare danni gravi o addirittura essere letali. L’halo, come tutte le misure di sicurezza nel motorsport, non garantisce la sicurezza assoluta ma la aumenta notevolmente rispetto alle vetture sprovviste.

L’halo posto nelle vetture di Formula 1 è unico per tutti: fatto di titanio, pesa quasi 10 kg ed è parte integrante della vettura. Le scuderie non possono modificarlo, ma possono scegliere il colore e metterci gli stemmi degli sponsor.

Fin da subito McLaren e Racing Point hanno giocato con la somiglianza con le infradito ponendo il logo di aziende che producono quel tipo di ciabatte proprio nell’halo.

From: motorsport.com

Un’altra personalizzazione interessante è quella portata sempre da McLaren, Williams e Aston Martin. La forma dell’halo ricorda un arco e i tre team ci hanno posto un arcobaleno. Nel caso delle prime due scuderie a sostegno della campagna “We race as one”, mentre nel caso di Aston Martin in occasione del Pride Month.

From: @McLarenF1 on Twitter, @NicholasLatifi on Twitter and @astonmartinf1 on Instagram

QUANDO È STATO INTRODOTTO?

L’idea dell’halo nasce dopo il tragico incidente di Jules Bianchi a Suzuka, di cui pochi giorni fa abbiamo ricordato il sesto anniversario. Già dal 2015 le diverse scuderie, spinte dalla FIA stessa, hanno iniziato a testare diverse possibili soluzioni sulle vetture. La sperimentazione è durata a lungo e i principali candidati a trovare una soluzione sono stati Mercedes, Ferrari e Red Bull.

Le proposte di Ferrari e Red Bull furono scartate perché riducevano significativamente la visibilità. La soluzione scelta dalla FIA fu invece quella proposta da Mercedes che propose l’halo che oggi conosciamo.

Le proposte di Ferrari e Red Bull provate in pista – From: motorsport.com

L’halo è diventato obbligatorio in Formula 1 a partire dal 2018 e fin da subito è stato investito da critiche e dubbi sulla sua vera utilità. Niki Lauda pensava che snaturasse la natura della monoposto, mentre Carlos Sainz trovava che la percezione della pioggia fosse modificata e costituisse un rischio di errore per le strategie dei team.

Per nulla critico Daniel Ricciardo che commentò la sua prima esperienza a bordo di una monoposto con l’halo, così:

“Può sembrare strano, ma in sostanza mentre guidi l’Halo non si nota proprio, o comunque ci si fa subito l’abitudine.”

Daniel Ricciardo
NON SOLO FORMULA 1

L’halo è stato considerato fin da subito fondamentale anche nelle altre categorie FIA. Le prime ad introdurlo contemporaneamente alla Formula 1 sono Formula 2 e Formula E.

La Formula 2 l’ha introdotto per la stagione 2018 con la Dallara F2 2018 che costituiva la nuova generazione di vetture di Formula 2. In Formula E l’halo è stato introdotto nella quinta stagione (2018/2019) anche in questo caso con la nuova generazione di vetture, la Gen 2.

From: fia.com and motorsport.com

Si sono aggiunte l’anno successivo diverse altre categorie in tutto il mondo. Un esempio è la Formula 3, nata dalla fusione tra GP3 e Formula 3 Europea, che presenta l’halo obbligatorio dalla sua prima stagione. Anche tutte le categorie che adottano la Tatuus F3 T-318 presentano l’halo. Un esempio sono Formula Regional e W Series.

Dallara F3 2019 e Tatuus F3 T-318 – From: fia.com and Wikipedia

Recentemente il grande passo avanti è stato fatto anche in Formula 4. La seconda generazione di vetture presenterà tra i diversi miglioramenti anche l’halo.

L’obiettivo è avere entro il 2024 tutte le monoposto di Formula 4 di seconda generazione in tutte le competizioni sparse per il globo. In pochi anni quindi tutti i piloti che faranno il salto dai kart alle monoposto si abitueranno subito alla presenza del dispositivo di sicurezza.

Halo

From: motorsport.com

ATTENZIONE: immagini di incidenti da questo punto in poi.

L’HALO È FONDAMENTALE

Dopo l’introduzione dell’obbligo nel 2018, nel paddock si sono diffusi molti pareri negativi a riguardo, ma la sua efficacia si è vista fin da subito.

La prima prova a cui è stato sottoposto è stato l’incidente tra Makino e Fukuzumi nella Sprint Race di Formula 2 a Barcellona nel 2018. I due piloti hanno avuto un contatto e il posteriore della vettura di Fukuzumi si è alzato passando proprio sull’halo di Makino. L’incidente senza il dispositivo avrebbe potuto ferire gravemente Makino che invece ne è uscito illeso grazie alla nuova tipologia di vetture introdotte in quella stagione.

Halo

From: autosport.com

L’esempio di efficacia dell’halo più conosciuto è l’incidente tra Hulkenberg, Alonso e Leclerc nel Gran Premio del Belgio sempre nel 2018. Alla partenza un contatto tra Hulkenberg e Alonso ha fatto volare la McLaren dello spagnolo sopra all’Alfa Romeo di Leclerc. L’halo ha protetto il monegasco evitando danni seri e Leclerc ne è uscito illeso.

Leclerc faceva parte dei non favorevoli e non aveva mai corso in precedenza con il dispositivo, ma dopo l’incidente ha cambiato idea. Queste sono le sue parole riguardo al ruolo dell’halo in quell’incidente: “Non sono mai stato fan dell’halo ma devo dire che sono molto felice di averlo avuto sopra alla mia testa oggi.”

La vettura di Leclerc dopo l’incidente – From: theguardian.com

L’halo è stato fondamentale anche nell’incidente di Romain Grosjean in Bahrain nel 2020. Il terrificante incidente che ha avvolto la vettura tra le fiamme dopo essersi schiantata sulle barriere avrebbe potuto essere una tragedia senza la sua presenza.

Quando la vettura si è schiantata contro la barriera, l’halo l’ha alzata evitando che la testa di Grosjean ci si schiantasse contro. Fortunatamente in quei 28 secondi di inferno il pilota francese è uscito solo con qualche bruciatura grazie a tutte le innovazioni introdotte per la sicurezza.

Foto dall’animazione che ha ricostruito l’incidente di Grosjean – From: ESPN F1 on Facebook

In un mondo come quello del motorsport la sicurezza è qualcosa di precario e difficile da raggiungere nella sua pienezza, ma è proprio grazie a dispositivi come l’halo se tante tragedie sono state evitate.

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