Home » DTM 2021: lettera a un sogno infranto

DTM 2021: lettera a un sogno infranto

“L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte”

Dicono che non si è mai pronti ad accettare la sconfitta e le conseguenze di essa, in qualsiasi momento e a qualsiasi età. Potremmo mai noi dare torto a questa affermazione? Decisamente no.
Anche perchè, onestamente, nessuno vorrebbe mai trovarsi nella situazione di dover ammettere a sè stesso che fondamentalmente non è stato raggiunto l’obiettivo per cui si è lavorato per mesi e per cui ci si è preparati per anni.

In due crude parole: hai fallito. Voce del verbo fallire, ovvero “sbagliare, non riuscire nel proprio intento

Tutti i cortometraggi mentali sul lieto fine tanto immaginato, vengono messi a tacere immediatamente dal silenzio della consapevolezza che il momento è passato. La gloria del vincitore che alza il trofeo più ambito sul primo gradino del podio non appartiene a te.

“Nè ora nè mai” diresti, preso da un impeto di rabbia, sentendoti la persona più inutile e incapace dell’universo.

Ma tu, Liam, non lo sei affatto.

Torniamo per un attimo indietro nel tempo, scavando nei ricordi.

Il team AF Corse punta tutto su di te, un giovane talento dell’emisfero australe, complice la buona parola, talvolta temuta, del Dr. Marko e di Christian Horner: “Il ragazzino va tenuto d’occhio e messo alla prova“.

Perchè non provare con qualcosa di totalmente diverso?

Addio alla comfort zone, la vettura dalla livrea sgargiante firmata Red Bull per il campionato DTM 2021 portava già un nome.. anzi, un numero: il 30. Tu, Liam Lawson, 19 anni e un ciuffo biondo ribelle, ti ritrovi così catapultato in una realtà differente dalle monoposto in cui sei cresciuto.

Il DTM, inizialmente, doveva essere un impiego secondario, un’esperienza nuova a tempo perso accolta con entusiasmo e senza pretese nonostante l’occhio attento del Red Bull Junior Team. Presto, però, fu chiaro a tutti che si poteva già sognare in grande, perchè in fondo si sa, un tettuccio sopra la tua testa non è poi così diverso da un halo.

C’è chi l’ha chiamata “la fortuna del debuttante” e chi invece “l’esplosione di un talento cristallino“.

Quando vinci alla tua prima gara, i riflettori si spostano immediatamente su di te. Il tempio della velocità ti incorona e spalanca le porte a un obiettivo, un sogno che, per scaramanzia, non hai mai detto, ma che in silenzio, tra il cuore e la mente, diventava sempre più ingombrante.

Una, due, tre vittorie… non ti fermavi più. Gli innumerevoli podi, poi, dimostrano una costanza maturata nel tempo, la forza di un team che ha creduto in te dal primo giorno. Ci si godeva ogni attimo, si festeggiava ogni traguardo raggiunto perchè tra l’inizio e la fine è stato il tempo di un battito di ciglia.

Poi il buio.

Il Norisring era un’incognita, un’ennesima prima volta che coincideva con il momento della verità, il finale da scrivere. Buffo, no?

La sabbia nella clessidra ha cominciato a non scorrere più nel bel mezzo di quella domenica pomeriggio. Pochi secondi per capire cosa fosse successo: dalla pole position al fondo. Faceva male? Eccome!

Nemmeno il tempo di pensare al sogno che si allontanava, là dove gli occhi ricercavano il punto giusto per frenare, mentre le mani rimanevano ben salde sul volante, perchè la gara non era finita, ma tu, in fondo, hai sperato davvero che lo fosse già. Giro dopo giro, tutto ciò che facevi era correre a vuoto.

La miriade di pensieri che affollava la tua mente non trovava via d’uscita, incastrata tra il casco e il tettuccio; le cinture, poi, ti tenevano legato come se ti obbligassero a portare a termine il tuo compito, bloccato in un momento che mai avresti voluto vivere.

Il gusto amaro della disfatta non avresti mai voluto provarlo.

Eppure Liam, forse è stato proprio in quel preciso istante che ci siamo accorti, chi per l’ennesima volta e chi per la prima, che sei sempre stato tu. In una realtà tremendamente ingiusta, la consapevolezza di ciò che eri riuscito a fare in quei mesi ha sorpreso tutti a tal punto che niente ci sembrava più al posto giusto.

A conti fatti, col passato alle spalle, rimangono troppi e inutili “se” e “ma“, scacciati però da un’enorme senso di orgoglio.

Non importa del trofeo, del titolo, del primo gradino del podio e della gloria: tu, Liam, hai dimostrato che il mondo dei grandi appartiene anche a te. Hai dato te stesso, in ogni sfaccettatura del tuo essere un campione “in divenire”.

La sconfitta non è nient’altro che imparare, nient’altro che il primo passo verso qualcosa di meglio.

Alessia Di Virgilio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna in alto