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Parigi-Dakar

 Parigi-Dakar: tutto ciò che devi sapere sulla pazza gara fra le dune

📸 : Horacio Cabilla

Parigi. Dakar. Si parte da lì. E si arriva lì. O meglio, si partiva e si arrivava, poiché, dalle sue origini, il famoso rally ha subito diverse variazioni di percorso.
Tutto ebbe inizio quando Thierry Sabine rischiò di perdersi nel deserto durate un altro rally, che prevedeva un percorso all’incirca opposto, da Abidjan a Nizza. Nel 1979, il pilota francese diede inizio alla prima Parigi-Dakar: la competizione toccava tantissimi Paesi Africani, arricchendosi sempre di più ogni anno.

La Parigi Dakar si svolge proverbialmente tra le dune del deserto e prevede una serie di tappe, che i team devono raggiungere con l’ausilio del Roadbook: Questo è un tipo di manuale che viene consegnato poco prima dell’inizio di ogni tappa.

Due settimane e un solo giorno di riposo per le cinque categorie che prendono parte alla competizione: auto, moto, camion, quad e SxS (Side by Side, una sorta di quad a due posti, più accessibile per gli amatori).

Dal 1979 al 1995 la competizione è sempre partita da Parigi, in Francia e, come da nome, si è conclusa a Dakar, in Senegal. Dal 1995 al 2005 ha spostato il proprio via, iniziando in Spagna, mentre negli anni 2006 e 2007 ha avuto inizio in Portogallo.

Il 2008 fu un anno di stacco nella tradizione del rally: la competizione fu sospesa all’ultimo, a causa dei rapimenti di alcuni europei avvenuti pochi giorni prima in Mauritania.

Così dal 2009, pur mantenendo lo stesso nome, la Parigi-Dakar non passò né per Parigi e né per Dakar: il rally raid venne spostato in Sud America. Seguendo un percorso ad anello, i partecipanti partirono e fecero ritorno a Buenos Aires, in Argentina.
Con diversi percorsi, diverse città di partenza e di arrivo, La Dakar ha abbandonato l’America Latina solo dal 2020: l’ultima edizione si è infatti tenuta in Arabia Saudita. Ugualmente anche nel 2021 la competizione attraverserà il deserto arabo con partenza e destinazione a Jeddah.

📸 : From www.dakar.com

L’episodio che è probabilmente il più noto del rally raid risale al 1982. Mark Thatcher, figlio dell’allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher, aveva preso parte alla competizione, a bordo di una Peugeot 504, ma rimase disperso per giorni. Fu ritrovato il 14 gennaio dall’aviazione militare algerina.

Le tappe si sviluppano nell’arco di circa 15 giorni ed ognuna di esse prevede una prova speciale, cronometrata attraverso dei check point. Sui tempi di ciascuna tappa si basa l’ordine di partenza del giorno successivo. La sosta tra una tappa e l’altra si tiene in quelli che vengono definiti bivacchi, ovvero punti di ristoro attrezzati per la notte, che possono ospitare migliaia di persone fra concorrenti, troupes e tecnici vari.

📸 : Horacio Cabilla

Nel percorso 2021 la competizione si avvierà sulla strada sterrata: per i partecipanti il rischio di forature è molto alto.
Dal secondo giorno si raggiungeranno le dune del deserto e, nonostante i tratti molto sterrati, i piloti avranno l’occasione di effettuare i primi sorpassi importanti ed affermare le posizioni.
La sfida proseguirà nel deserto fino alla sesta tappa. Tra il sesto e il settimo giorno, infatti, ne è previsto uno di riposo. La sosta è necessaria se si pensa alla sfida successiva, da tutti considerata come la più dura, ovvero lamarathon stage: 471 km fra dune sabbiose e con il divieto di assistenza tecnica ai mezzi. Superato un altopiano roccioso, si concluderà la settima tappa.

📸 : Horacio Cabilla

Nella seconda metà il percorso 2021 inizierà a costeggiare ilMar Rosso e, nonostante la presenza di sabbia, il paesaggio si muterà in più dolce e collinare di quello affrontato in precedenza. Le dune faranno ritorno solo nelle ultime due tappe, dove i concorrenti rimasti si sfideranno per la posizione definitiva, sotto lo sguardo delle onde del Mar Rosso.

Tanta adrenalina in una sfida che è tristemente nota anche per la sua grande pericolosità: decine di piloti hanno perso la vita in neanche mezzo secolo di storia. Nell’ultima edizione 2020 il compianto motociclista portoghese Paulo Goncalves non è tornato a Jeddah dopo le due settimane di rally, morendo in un incidente il 12 gennaio 2020.
Lo stesso fondatore Sabine ha perso la vita nel 1986, in un incidente aereo, mentre assisteva al rally sorvolando la gara in elicottero.

Il rally è uno dei più difficili al mondo, nonostante l’obbligo di GPS sui mezzi, i piloti sanno che le tappe prevedono percorsi impervi e sconosciuti, il riposo è poco e la strada è tanta. Eppure, con attestazione di FIA o FIM è permesso partecipare anche ai semplici amatori, ammesso che siano in grado di sostenere le spese e abbiano preso parte ad almeno un altro rally gestito da FIA o FIM.

Chiara

Isabella Tomassi

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